GLI ESAMI NON FINISCONO MAI

GLI ESAMI NON FINISCONO MAI

Nella vita può accadere che ogni singolo evento possa avere significati molto più profondi di quello che ci immaginiamo e che, anche se lontani nel tempo, li portiamo con noi continuando ad elaborarli e a viverceli fino a quando non abbiamo compreso quanto davvero significassero.

Sono certa che qualcuno riconoscerà questo processo negli esami affrontati a scuola in quelli che sono i passaggi più difficili della nostra vita. Le scuole medie e le scuole superiori. Dove tutto cambia. Avviene una vera e propria trasformazione del corpo e della mente. E non sempre è così semplice non sentirsi stretti. Cerchiamo spesso una ribellione che a volte ci porta lontano dalla libertà che tanto bramiamo e il mondo ci sembra un posto così piccolo.

Un tempo conoscevo bene una ragazzina alla quale la maggior parte degli insegnanti dicevano che non avrebbe mai combinato niente di buono e che lo studio non faceva per lei. Questo è bastato a far sì che per molto tempo questa ragazzina sentisse queste parole come l’unica verità possibile. Per fortuna però il peso maggiore, questa ragazzina, evidentemente lo ha dato alla professoressa Anna che un giorno le disse: “hai visto che ce la fai!”. Certamente queste parole le fecero intravedere una speranza. Ma non bastarono.

Lei, che non riusciva a studiare perché le mancava quello stare bene che serviva per realizzare sé stessa, era davvero molto incazzata ma non ha mai smesso di cercare risposte. Lasciò gli studi dopo la maturità perché laurearsi le sembrava un traguardo irraggiungibile.

Le parole della professoressa, che nascondevano la possibilità di un rapporto umano valido, le diedero la forza di chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta ed a ventisei anni si è iscritta all’università ed ha compreso che, si, poteva farcela davvero. Ma doveva stare bene. Perché si può stare bene e non c’è niente di cui vergognarsi a lasciarsi aiutare.

Di recente ho aiutato una splendida ragazza a preparare la tesina per l’esame di terza media. Ha descritto il periodo della seconda guerra mondiale attraversando temi per ogni materia. Così ha scritto in inglese di Anna Frank, ha parlato di sport raccontando delle olimpiadi di Berlino, è passata per l’arte di Picasso e la sua Guernica. Ha raccontato di Primo Levi con “Se questo è un uomo”. E ha citato Einstein chiudendo il tutto con una frase del geniale fisico: “Appartengo all’unica razza che conosco. Quella umana”. Questa ragazza si chiede se ce la farà. Se lo chiede per ogni cosa. Ha gli occhi di chi cerca sempre risposte e io di fronte a questo mi sento sempre in dovere di esserci. Esserci davvero. Non è solo il mio lavoro. I ragazzi ci chiedono spesso di “starci”. Lo fanno anche quando ci chiedono di andar via.

Non hanno bisogno di etichette ma di risposte. Hanno bisogno che qualcuno li aiuti a tirare fuori la bellezza che naturalmente possiedono ma che a volte resta sepolta sotto macigni pesantissimi.

Alla ragazza che sta per andare alle superiori mi sento di dire che nella vita non è la perfezione a renderci felici. Che si può cadere, l’importante è rialzarsi. Mi chiede se ce la farà…se nonostante l’anno scolastico difficilissimo, riuscirà a superare questo esame. So che ce l’ha messa tutta. E ora lo sa un po’ anche lei. Lo sa perché durante la realizzazione di questo lavoro c’era interesse. C’era la voglia di comprendere come ogni cosa nella storia influenza ogni evento, dall’arte alla letteratura, dallo sport alla politica.

Se le cose non dovessero andare come volevamo. Ci rialzeremo e lo rifaremo. Perché se nella vita incontriamo anche solo una persona che ci dice: ” hai visto che ce la fai”…è a lei che dobbiamo dare ascolto. Mi parla di un tempo difficile e sento che non è solo per la didattica a distanza, non è soltanto perché l’adolescenza è una esplosione di sensazione e trasformazioni. Penso spesso che alla scuola manchi qualcosa di fondamentale, che il discorso è molto più ampio e complicato dei fondi a disposizione per proporre o no un cambiamento.

Che questo cambiamento deve essere culturale e che alla scuola va restituita la giusta importanza e che i bambini, i ragazzi hanno la necessità di essere visti, che venga loro concessa la possibilità di esprimersi, riconoscersi e sviluppare al meglio i loro interessi e le loro passioni.

Non hanno bisogno di doversi sentire tutti uguali, di misurarsi con una idea di perfezione che depersonalizza e fa stare male. Sento forte il rischio di vedere solo competizione e non collaborazione e condivisione. Dobbiamo fare qualcosa di importante che faccia la differenza, e dobbiamo coinvolgere le famiglie per farlo bene perché se non si deve colpevolizzare nessuno, dobbiamo però responsabilizzare tutti.

C’è bisogno di un tempo giusto. Un tempo non scandito soltanto dal suono della campanella. Un tempo fatto di interesse e che consenta agli insegnanti di non dover correre dietro le lancette di un orologio.

“Gli esami non finisco mai”, perché le sfide davanti alle quali la vita ci pone sono tante quanti lo sono i cambiamenti che scegliamo di fare; a volte spaventano, ma il vero pericolo è restare sempre uguali.

Per questo mi sento di dire: quando qualcosa non va, alziamoci e proviamo a cambiarla!

Ovviamente lei, la splendida ragazza della tesina, che da grande vuole fare la psicologa per aiutare i bambini, è la prima ad aver letto quanto scritto in queste pagine prima ancora che venisse reso pubblico e alla mia domanda: “Dimmi che ne pensi!” ha risposto:” È bellissimo, veramente. Mi sono emozionata”.

A chi lo dice…

Valeria Verna

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Commenti (2)

  • Brava Valeria, mi hai aiutato a riordinare riflessioni e stati d’animo di questi ultimi esami di maturità. E grazie a Papillon per gli spunti e l’occasione di dialogo e ricerca non sempre facile dentro la scuola

  • Mariantonietta Rufini

    Grazie Valeria!
    Bellissima riflessione sul senso che la scuola dovrebbe avere.
    Sì, abbiamo assolutamente “bisogno di un tempo giusto…fatto di interesse e che consenta agli insegnanti di non dover correre dietro le lancette di un orologio”. Un tempo che ci deve essere concesso, ma che dobbiamo prima di tutto trovare dentro di noi riempiendolo di un interesse vero e profondo per quei bambini e ragazzi che ci chiedono una mano per affrontare con coraggio le sfide della propria vita.

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