Partiamo dai piccoli

Partiamo dai piccoli

Partiamo dal basso, partiamo da loro, si, loro, quelli “piccoli” che si affacciano al mondo, che stanno diventando grandi. Il loro corpo si trasforma, hanno voglia di coccole ma cercano i loro spazi, vogliono stare con i grandi, ma non capiscono che cosa gli succede. “Non lo so perché sono triste”. Un manuale per genitori non esiste, un manuale per essere bravi insegnanti neanche, ma è fondamentale: esserci! E se non ci siamo? “Loro” stanno male, un male fisico (mal di pancia, mal di testa…), un male interiore che non trova parole, solo un gran disagio. E noi? Non li facciamo parlare, non ci mettiamo in discussione e diventano BES, “necessitano di bisogni educativi speciali” dicono, “servono misure dispensative e compensative”. Ma se parlano? Se parlano, manifestano tutto il loro malessere: ” i miei non sono mai a casa”, “il fidanzato di mia madre non mi vuole bene”, “mio padre, fino all’età di 8 anni, non l’ho mai visto”, “sono stata adottata, vorrei conoscere la mia vera madre, ma dovrò aspettare la maggiore età”.
Questo blog sembra un pò una finestra che si affaccia sul mondo per un confronto, come durante il lockdown ci si affacciava per sentirsi meno soli, in condivisione con quanto accadeva. Non ho conclusioni, tanti spunti, un punto di partenza per continuare a riflettere, trovando risposte o possibilità. Comincio da “loro”, quelli piccoli che non sono ancora grandi. Per non voltare la faccia
Gabriella Grandoni
insegnante scuola secondaria di I grado

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Commento

  • Grazie per queste riflessione che mi toccano particolarmente. Come neo genitore, e neo mamma adottiva di un bambino di 7 anni che si sta confrontanto con la scuola primaria, con una nuova famiglia, con una nuova cultura non essendo di lingua madre italiana, sto incontrando alcuni problemi poiché l’adozione non viene affrontata in maniera consapevole da parte della scuola. Spesso si tende a sorvolare rispetto alle problematiche specifiche dei bambini adottivi.
    Pur comprendendo le difficoltá degli insegnanti, quello che mi sento di dire é di lasciare parlare questi bambini, trovare il modo di relazionarsi con loro in maniera empatica senza etichettarli e “contenerli” attraverso la classificazione di un documento, sia esso un BES o un PDP.
    Ad esempio, davanti all’irrequietezza interiore che si traduce in un eccessivo bisogno di movimento e di attenzioni, o il bisogno di parlare troppo – la scuola (non tutte, non vorrei generalizzare) non puo’ rispondere ” scrivi 40 volte sono un bambino fastidioso”. Qual’é il messaggio che si sta dando? Oppure si risolve la questione dicendo”ORMAI”.. é da un anno che il bambino é in Italia… ha una buona famiglia etc. E quindi deve comportarsi come un soldatino ?? Troppo spesso ci si limita ai bisogni, e non ci si preoccupa delle esigenze piu profonde dei bambini. Nel mio ruolo di genitore credo che l’unica strada sia quella di creare un rapporto profondo con nostro figlio, sviluppare una grande affettivitá ed un sentire che ci permetta di comprendere le sue richieste, sopprattutto quelle meno esplicite, cosi da permettegli quando sará piu grande di elaborare la propria storia. E che non debba piu pensare “io sono brutto perché sono marrone”…
    Attraverso un rapporto valido cerchiamo di creare delle fondamenta solide e delle grandi ali per volare…
    Per concludere cara insegnate, abbiamo bisogno di voi!! Creiamo un ponte! Un dialogo aperto e sincero con le famiglie per il bene dei nostri piccoli …

    Cinzia

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