GUERRA

GUERRA

Caro Papillon,
è un po’ meno difficile scrivere a quest’ora di notte.
Sono desolata. Lo siamo tutti, credo.
Ci sarebbero una marea di motivi che vanno dall’amore ai baffi della tigre, per i quali varrebbe la pena conservare questo pianeta e il suo delicato equilibrio. E invece.
Quello che per giorni abbiamo tentato di ignorare, che aleggiava sopra le nostre teste con fare minaccioso, si è fatto vivo e ha deciso di succedere.
E noi lo sapevamo, anzi, lo temevamo, ma questo non ha attenuato quella brutta sensazione, quella di quando scendendo le scale pensi che ci sia ancora un altro gradino.
Del resto, che potevamo fare?
Ma soprattutto cosa potremo fare d’ora in poi? Ho letto notizie allarmanti, teorie complottiste, spiegazioni e nozioni di geopolitica, ho ascoltato per saperne di più e quello che ho sentito dire più spesso è stato: “Possibile? Non abbiamo imparato niente!”.
Ho provato a sfogliare nella testa tutti i libri che ho letto, a ripassare a mente le lezioni di scuola, i discorsi con gli altri, sperando di trovare il punto dove ho perso questo insegnamento fondamentale, il momento preciso nel quale mi sono distratta e non ho imparato che distruggere è solo distruggere.
Eppure non l’ho trovato e mi è venuto in mente che certe cose che hanno a che fare con la natura umana, uno non è che le impara, ma le sente.
Allora devo dire che un po’ mi sono sentita sollevata e che l’aria d’un tratto è diventata più leggera e persino questa parola “guerra” mi fa meno paura, perché anche se non la so, la posso capire.
E qui sarebbe bello fare insieme un discorso sulla paura e sulla stupidità e sull’intelligenza e sul calore ma anche, ancora, sulla guerra, che poi guerra è una parola antica, appartiene al secolo scorso.
E forse adesso possiamo anche inventarci una parola nuova e cambiargli senso.

Ilaria Serpi

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Commenti (4)

  • É proprio così Ilaria, certe cose non si possono insegnare né tanto meno imparare, bisogna sentirle….e tu lo dici in un modo bello, come se fosse la cosa più naturale del mondo, e in effetti lo è: sentire che il dolore degli altri riguarda anche noi, che non c’è nulla che valga una vita umana, che la fortuna e la condanna degli uomini sta nell’aver bisogno di sentirsi parte di un tutto, fatto di montagne, di cielo, di baffi di tigre, ma soprattutto di esseri umani come noi. Scoppiano le bombe, le parole vuote ci mortificano, non riusciamo a coprire questo doloroso frastuono, ma se sentiamo possiamo pensare che esiste un’altra possibilità.

  • Mi colpiscono sempre, le tue parole. Sono delicate e potenti. E non sai mai dove ti porteranno.
    Quello che sai per certo è che sarà un mondo bello e, in questi giorni qui, cercavo proprio un posto così.

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Foto scattata da: Ahmed Akacha
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