ENNIO

ENNIO

Non sono una musicista, ma la musica non ha bisogno di troppe intermediazioni, riesce a farsi strada e ad arrivare dentro comunque.
Domenica ho visto il film “Ennio” di Giuseppe Tornatore. Avevo bisogno di cercare qualcosa di bello e ho pensato che un film su Ennio Morricone potesse essere importante da vedere per me che amo il cinema e la musica. Poi è successa una cosa che qualche volta mi capita: sono uscita dal cinema e mi sono sentita un pò diversa da come ero entrata. Non so se riesco a spiegare il perché ma ci provo.
Il film è bello, un omaggio emozionante ad un grande compositore, che ha scritto tanto soprattutto per il cinema. Un omaggio al suo coraggio di andare controcorrente, avendo come unica bussola il proprio talento.
Un regista come Tornatore che lo osserva lavorare e cerca di comprenderne la creatività, che sembra un miracolo ed è una “nascita necessaria”.
“Tell me where is fancy bred…How begot, how nourished?”
É difficile dare una risposta a questa domanda, ma si capisce che ha a che fare con la possibilità di Morricone di sentire profondamente le immagini, di farle risuonare dentro di sè, creando una musica che sembra l’unica possibile per rappresentare quelle scene, quella storia. Comporre, per lui, è un dialogare con le immagini, con la realtà non cosciente che esse muovono, ed è una necessità farlo esattamente con quelle note, con quei contrappunti.
A volte parte da un copione, e allora è più difficile, almeno per me, pensare a come riesca a passare dalla scrittura alle “sue” immagini di quella scrittura, e infine alla musica, ma lo fa con altrettanta naturalezza. Il suo corpo risponde. La sapienza maturata dallo studio, dalla riflessione, non è un freno alla spontaneità ma la ricerca continua di ricchezza espressiva. Ogni mattina all’alba Morricone fa un’ora di ginnastica, il corpo deve essere vigile per poter essere mente.
Mi colpisce più di tutto l’assenza nel comporre di un confine tra quello che c’è fuori e quello che c’è dentro, l’immagine interna fatta anche di suoni. Penso per esempio alla colonna sonora di Mission. La musica la sente, la vede dentro di sè e poi la scrive, e questa visione è così chiara da rappresentarsi quasi da sola sul pentagramma.
Non sono un’artista, ma capita anche a me di sentire le cose profondamente. Certo, rispondere come Morricone è straordinario, ma sentire e creare sono possibilità che abbiamo in quanto esseri umani.
Concludo con le parole di Ennio:
“La musica va pensata prima che scritta. È un problema. È un pensiero che deve andare avanti, ma alla ricerca di cosa? Non lo sappiamo”.

Perla Baldassarra

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Foto scattata da: Ylanite Koppens
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