AMORE, SOLITUDINE E TEMPO

AMORE, SOLITUDINE E TEMPO

Un po’ di tempo fa, una ragazza mi ha proposto di rivedere il film “se mi lasci ti cancello”. 

Togliendo dalla mente che potesse essere un velato avvertimento…l’ho rivisto, dopo tanti anni dalla prima volta.

Parla di una storia d’amore e di una separazione. Ce ne sono tanti di film così; eppure, questa storia, tocca corde che stimolano un pensiero diverso. Ci sono due che stanno insieme, ma poi la cosa non funziona, così la lei della coppia decide di farsi cancellare tutti i ricordi che la legano ancora a lui. Quando lui lo scopre cerca di fare lo stesso ma, in questo processo di cancellazione, che è un vero e proprio viaggio, vediamo come lui cambi idea e lotti contro sé stesso per tenersi stretta, nella sua mente, quella che era la sua donna. 

Quel che vorrebbe togliere è il dolore di un amore finito e pensa che cancellandola possa riprendere in mano la sua vita, bypassando tutto il vissuto di separazione. Ed è quel momento che mi ha fatto chiedere: dove finisce quel rapporto quando ci si separa? Ripensando a questo film e dopo una lunga storia d’amore finita, mi chiedo dove finisca quell’amore e cosa resti, una volta che ci si separa. Cosa succede quando qualcosa di così grande non c’è più? Restano solo i ricordi? 

Nel film il protagonista si addormenta e si lascia cancellare tutte le tracce di un rapporto che per lui è stato viscerale, ma proprio per questo, continua a sognarla. Come a dire che i ricordi, riproduzione esatta del percepito, sono un prodotto del cervello, mentre la mente vive di memorie che creano immagini che ci parlano di qualcosa di diverso.

Il regista confonde ricordo e memoria, parla di entrambe come se fossero la stessa cosa senza considerare una dimensione temporale. Il ricordo è razionale, fermo nel tempo perché legato al passato e quindi immutabile, mentre la memoria è un movimento irrazionale, legato al presente e all’ emergere di un immagine. 

Mi ricordo di un abbraccio dato a chi, senza saperlo, aveva lo stesso odore di una vecchia storia, e quel profumo femminile misto a tabacco, mi ha riportato lì dentro, lei era in quell’abbraccio, lei e la rabbia di come era andata. Nessun ricordo esatto di un momento preciso, ma la memoria dell’esperienza vissuta, per colpa del mio maledetto naso. 

E poi la solitudine. Prima scansata, poi necessaria, per riappropriarsi di qualcosa che era dentro e poi si è messo nel rapporto con l’altro. 

Se ripenso ad un rapporto così intenso, in cui entrambi hanno investito molto, mi ricordo il dolore amaro e inaspettato, allontanato per quanto spietato. E viversi quel dolore mi ha fatto pensare ai primissimi rapporti del neonato, dove l’altro non è solo un individuo ma tutto il mondo di rapporto. Perciò la perdita di quel mondo, dopo rapporti deludenti con chi dovrebbe prendersene cura, può portare una terribile angoscia al neonato e togliere la certezza che quel mondo sia mai esistito e la speranza di ritrovarlo.

Nel film il protagonista crea un’immagine di quel rapporto e di ciò che ha investito, che nella sua mente viene impersonificato dalla ragazza. Ma cancellando lei, o meglio, annullando quell’immagine non cosciente, non muore lei, ovviamente, ma qualcosa di quel ragazzo. Che muoia la possibilità di un rapporto nuovo con una donna? Se quel rapporto è stato profondo ed ha toccato le corde che speriamo sempre tocchi, se ci ho messo tutto me stesso dentro, il rischio è che se sparisce lei, sparisco io, cioè la mia fantasia, la mia sensibilità.

Infatti, durante la cancellazione, lui cambia idea e attraverso un susseguirsi di scene, fatte di luoghi e momenti condivisi con lei, vuole nasconderla per proteggerla dal suo stesso oblio. Come a dire che non importa che sia finita quella storia, è fondamentale che quell’immagine resti.

Perché lei, in realtà, non è lei. Ma è tutto quel che di più bello di noi mettiamo in un rapporto. 

E quindi il tempo. Di capire, di sentire, di riappropriarsi di quel che si era investito e far sì che quella storia, ormai alle spalle, abbia arricchito la nostra identità, sensibilità, fantasia…

…e se va così, “le tue labbra puoi spedirle ad un indirizzo nuovo”. 

Gianluca Ambrosini

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Foto scattata da: Herbert Santo
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