Una difficile questione di scelta

Una difficile questione di scelta

Ci sono poche scelte così fondamentali nella vita dei ragazzi dove difficilmente è possibile tornare indietro. E’ un po’come seguire una cartina stradale o un navigatore, ogni strada che prendiamo rappresenta una scelta ad un incrocio che ci allontana sempre di più dal punto di partenza.

Due tappe fondamentali 14 anni e poi 19. La scelta delle superiori e poi, dopo la maturità.

Se infatti fino alle scuole medie non ci sono differenze, dalla terza media in poi ogni ragazzo si trova di fronte alla prima scelta davvero significativa, che superiori fare?

Ci sono test di orientamento che indicano ad esempio la predisposizione allo studio di materie letterarie, scientifiche o artistiche. Sostanzialmente chi va bene a scuola verrà indirizzato ad un liceo, chi va male, ad una scuola meno “impegnativa”. Tante volte i ragazzi scelgono per esclusione, non per una vera e propria preferenza, anche perché è oggettivamente complicato avere le idee chiare su cosa fare nei successivi cinque anni, anni che tra l’altro sono quelli dell’adolescenza che portano dei cambiamenti sostanziali nella vita.

A volte, al contrario, avere le idee assolutamente chiare può essere un segno di una eccessiva rigidità e poca permeabilità agli stimoli nuovi.

Come aiutare un ragazzo a non fargli sentire quella bruttissima sensazione di non avere assolutamente alcuna idea? E decidere una scuola all’ultimo minuto perché ci va l’amico del cuore? O successivamente quale facoltà universitaria scegliere, che ancora di più rappresenta una decisione rispetto al proprio futuro professionale e di realizzazione.

Per farlo dobbiamo provare a capire cos’è questo vuoto mentale che rischia di far sì che ogni scelta non sia adeguata.

Un bambino nasce, cresce, viene accompagnato dagli adulti per mano, perché impiega anni per acquisire un’autonomia materiale e un’indipendenza.

Quella mano che serviva a far sentire il bambino sicuro, rispetto ad un mondo ancora da esplorare e capire, ad un certo punto si toglie e dovrebbe diventare una mano intesa come guida e interesse affinché il bambino raggiunga le sue massime potenzialità.

C’è una tendenza attuale culturale, che credo abbia notevoli ripercussioni anche sull’essere genitori, che è quella di rendere il bambino il prima possibile adulto e in grado di badare a sè stesso. 

Cellulare, uscite, orari molto poco definiti, sempre meno accompagnamenti e sempre più il “vai da solo” perché il bambino o ragazzino deve fare le sue esperienze e riuscire a cavarsela nel mondo. Secondo quest’ottica, questo lo forgerà e lo farà crescere sicuro perché non è protetto dai genitori.

I ragazzi molto spesso non vedono l’ora di acquisire sempre più autonomia e indipendenza, si sentono grandi, maturi, lasciandosi alle spalle l’infanzia. 

A volte, l’inizio di questo nuovo capitolo della vita, può essere fatto con un taglio troppo netto rispetto al passato, con il conseguente rischio di far sparire l’immagine di quel bambino che ora risulta troppo stretta e anche la propria storia, cancellando tutto, esperienze valide e non. Questa operazione di cancellazione, se riuscita, non lascerà il ragazzo indenne, ma il vuoto di idee e interessi ne sarà la diretta conseguenza.

La difficoltà più grande è capire in che modo seguire il proprio figlio, per far nascere all’interno del rapporto curiosità e interessi che si trasformeranno in scelte di studi e quindi di vita. Infatti molti genitori sono spaventati dal far crescere i propri figli sotto una campana di vetro, essere troppo invadenti, opprimenti, decidere al posto del figlio, non tenendo in considerazione il suo pensiero o attitudini.

Da adulti e genitori bisogna lasciare al giovane lo spazio e la libertà che è in grado di gestire e che ovviamente tenderà ad aumentare sempre di più, e che si può capire solo in un profondo rapporto di conoscenza dell’altro. Se noi, solo perché il calendario al 21 Marzo segna l’inizio della primavera uscissimo in maniche corte, potremmo rischiare di prenderci un malanno perché potrebbe piovere e fare molto freddo. Con i bambini e ragazzi non ci sono età stabilite e uguali per tutti in cui fare le proprie esperienze, e la privacy e la libertà, per un essere umano che si sta formando nella sua identità, possono essere armi a doppio taglio.

Dalla prospettiva dei ragazzi, come riuscire a trovare la propria strada unica e personale senza il rischio di fare una apparente ribellione, perchè rabbiosa, che tende alla distruttività delle proprie possibilità o alla propria svalutazione? 

Alla pubertà, due dinamiche portano all’apparente stesso risultato di una discontinuità col passato.

Cioè l’immagine del bambino sparisce e si trasforma in una persona diversa mantenendo un legame con la propria storia, oppure in questa discontinuità si nasconde una sparizione con un vuoto.

Perché fare i conti con la propria storia è fondamentale per portare avanti una ribellione e quindi scelte di vita che vadano verso la propria realizzazione. 

Separarsi dal passato in modo evolutivo significa vedere realmente chi sono i propri genitori, con pregi e difetti, lasciarsi andare a rapporti nuovi, con i pari, con il ragazzo o ragazza, insomma mantenere un filo invisibile con quel passato, ma allo stesso tempo andare alla ricerca di qualcosa di nuovo e sconosciuto.

Jennifer Williams

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