Todos necessitamos arte

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Poco meno di un anno fa il nostro paese per la prima volta nella sua storia entrava in lockdown e ci preparavamo ad affrontare qualcosa di unico e drammatico le cui ripercussioni viviamo con grande incertezza ancora oggi. Vederne una fine definita è ancora difficile ma importante è stato ed è trovare un modo adatto per orientarci. Senza dubbio questo accadrà di pari passo alle soluzioni che ricercatori e medici riusciranno ad attuare e al progredire e diffondersi delle campagne di vaccinazione, ma nella lunga attesa dovremo continuare a trovare delle chiavi per resistere al meglio. Occupandomi di arte ed in particolare di fotografia e didattica, fin da subito ho dovuto come molti altri modificare radicalmente l’organizzazione di molte attività riuscendo, grazie alle piattaforme, a trovare una soluzione alternativa per la didattica che col passare del tempo ha preso la sua forma. Non potendo uscire più come prima, gran parte del lavoro si è rivolto all’archivio e parallelamente a questo allo studio della produzione dei colleghi che ha dimostrato in alcuni casi picchi di nuova originalità. Magari questo argomento lo affronteremo più approfonditamente in seguito, ma diciamo solo in modo schematico che in due modalità i fotografi hanno lavorato, da un lato continuando a guardare davanti a loro, fuori dalla finestra o, per chi poteva, raccontando la vita sospesa, la desolazione delle città o l’interno degli ospedali; dall’altro ruotando di 180 gradi l’obiettivo verso loro stessi, in alcuni casi per la prima volta, osservando l’interno della casa e la vita dei loro cari. La riflessione su cui vorrei però porre l’attenzione è questa: provate ad immaginare cosa sarebbe stata la nostra vita in quest’ultimo anno se non ci fossero stati libri, musica, film, serie tv, colori e tele per dipingere, macchine fotografiche, così come uno strumento musicale o semplicemente un telefono cellulare o anche un social network. Potrà apparire assurdo ciò che dico ma sembra quasi che ci sia stato bisogno di una pandemia per renderci conto di quanto, come dice spesso un grande pianista cubano di nome Omar Sosa, “todos necessitamos arte”. E perchè questa frase così semplice dice una grande verità, ci avete mai pensato? Forse senza tutto ciò che in fondo esprime più profondamente di ogni altra cosa la nostra essenze, non saremmo riusciti a farcela e sarebbe il caso di riflettere ancora e meglio sul perchè nei vari media di questo non si parla mai o se lo si fa accade in modo molto superficiale. Quindi l’arte. Altro argomento che vorrei provare a toccare è il tema della prevenzione, attività di cui mi occupo rivolta agli adolescenti da alcuni anni attraverso la didattica della fotografia, ed in particolare di prevenzione psicologica in collaborazione e dialogo con diversi psicoterapeuti.

Per fortuna si sta finalmente iniziando a parlare proprio in queste settimane di quanto la situazione di isolamento che i giovani stanno vivendo abbia portato enormi problemi, dalla dispersione scolastica al manifestarsi di varie patologie psichiatriche e di quanto sia fondamentale fare in questo senso attività di prevenzione che significano permettere l’intercettazione anticipata di segnali di malessere grazie ad esempio al lavoro degli insegnanti insieme agli sportelli psicologici all’interno delle scuole, cosa che si è drasticamente ridotta con l’interruzione della regolare didattica in presenza. Ma oltre a questo, cosa si può fare per aiutare i ragazzi e in che modo l’arte può essere uno strumento di supporto? Forse per poter capire che direzione prendere si deve a monte accettare che noi esseri umani siamo fatti anche di qualcosa che ad una visione razionale è sostanzialmente inutile, come ad esempio prendere una chitarra e iniziare ad emettere un suono stonato cantandoci sopra, scarabocchiare un foglio o ancora farci un selfie, postarlo su un profilo social mettendoci sotto il verso di una canzone che ci ha emozionato.  Una volta accettato questo, che forse non è poco, possiamo pensare che attraverso l’arte, se fatta in un certo modo, possiamo addirittura arrivare a fare attività di prevenzione. Concludo accennando ad un bellissimo progetto nel quale sono stato recentemente coinvolto all’interno di un liceo in periferia di Roma, grazie all’invito di due coraggiosi colleghi, che si svolge con un gruppo di ragazzi di classi diverse fuori dall’orario regolare. Ci vediamo di pomeriggio all’interno dell’aula magna della scuola con una cadenza settimanale mantenendo il distanziamento e le mascherine e l’idea è di portare avanti il progetto almeno fino alla fine dell’anno scolastico. Lo scopo è di far lavorare i ragazzi sulla loro esperienza di vita durante questo difficile anno attraverso la fotografia, la scrittura, la musica e forse anche il video. Almeno un quarto dei partecipanti ha perso dei parenti o amici a causa del virus, altri hanno contratto la malattia ed hanno vissuto momenti molti difficili, altri ancora hanno smesso di fare attività importanti come uno sport, per via della chiusura definitiva di una palestra e pensano che non potranno riprenderle mai più. Noi stessi docenti non abbiamo una formula precisa su cui costruire il progetto, proprio perchè questa situazione è completamente nuova anche per noi ed ogni volta che ci incontriamo è tutto da costruire, ma quello che ha detto due giorni dopo il nostro ultimo incontro una ragazza durante un cambio dell’ora all’insegnante che coordina il progetto ci fa ben sperare e ci dice che forse siamo nella direzione giusta: “Lo sa prof che da quando facciamo il nostro progetto mi sento più leggera e ispirata”.

Filippo Trojano

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