Talvolta le parole confondono

Talvolta le parole confondono

Forse ti sarà capitato di avvertire un malessere diffuso dopo aver parlato con una persona. Eppure ricercando cos’era che ti aveva fatto stare male, non riuscivi a trovare un motivo valido. La persona era ben educata, gentile, non aveva usato parole fuori posto.

Ti sei allora sentito depresso, arrabbiato, stavi male e non sapevi perché, non riuscivi a dare un nome a quel malessere, impossibile legarlo a quel rapporto. Però, ripensandoci, stavi benissimo prima di quell’incontro, anzi era stata proprio una bella giornata, avevi fatto l’amore come non mai. Si affaccia allora un pensierino, che quella persona che parlava così bene, così razionale e corretta, in realtà non fosse una bella persona, ma fosse invidiosa e ti avesse fatto stare male. Ma questo pensierino viene immediatamente bandito: come puoi pensare certe cose di una persona così gentile, che si era addirittura offerta di farti un favore? E giù con i sensi di colpa, col sentirti cattivo per aver osato pensare quelle cose orribili nei confronti di chi era stato tanto carino. Cerchi di dimenticare ma quel benessere e quella gioia di vivere che avevi fino ad un istante prima di quell’incontro, non c’è più.

Cambiamo scena ed osserviamo quello che succede in un bambino piccolo, di pochi mesi. Si avvicina una signora che fa tanti complimenti al bambino, con una vocina infantile accattivante prova a prenderlo in braccio, ma il bambino comincia ad urlare e a disperarsi finché la signora desiste. Si avvicina poi un ragazzo sconosciuto e il bambino gli tende le braccia. Possiamo pensare che il bambino abbia “sentito” qualcosa, abbia avuto una sensazione brutta con la signora e bella col ragazzo.

Dobbiamo peraltro tenere presente che a pochi mesi di vita, la vista e l’udito non sono ancora completamente sviluppati. Ma quella sensazione era comunque nettissima, il dubbio non esisteva: con la signora non ci vado, col ragazzo sì.

Sicuramente il bambino non ha “capito” cosa la signora e il ragazzo gli stessero dicendo, non comprende ancora il significato delle parole. Possiamo allora immaginare che con il ragazzo abbia “sentito” un suono che gli corrispondeva, con la signora invece qualcosa di sgradevole.

Cosa è successo, in questo caso, nel passaggio dal bambino all’adulto?

È successo che quel mondo di sensazioni e immagini, irrazionale, che caratterizzava il primo anno di vita, non è riuscito a svilupparsi, ad evolvere verso la conoscenza, a diventare pensiero verbale e, anziché fondersi con la coscienza, trova nella coscienza stessa un censore razionale, un giudice severo che non ammette quel sentire del corpo, che impedisce a quella sensibilità incerta e carente, di comprendere la realtà umana latente. Ed è in questi casi che il malessere senza nome che ne deriva, accompagnato spesso da una rabbia diffusa, spinge verso la ricerca di un aiuto esterno.

Talvolta la situazione è ben peggiore perché quel mondo del primo anno di vita è andato perduto, è sparito, per lasciare posto all’adulto razionale che, con la ragione, non può più comprendere la realtà umana, soprattutto quella latente. In questo caso è altamente improbabile che ci si faccia una crisi ed è piuttosto raro che si vada alla ricerca di un aiuto, perché la “cura” si realizza facendo stare male l’altro! Se però l’altro smette di stare male…

Ma nel nostro caso le cose non stanno così. Una certa sensibilità fortunatamente è rimasta anche se incerta che, dicevamo, spinge a cercare un aiuto.

Qualcuno andrà alla ricerca del farmaco miracoloso che faccia sparire al più presto e definitivamente quel sentire che crea malessere e che intralcia il normale svolgersi della giornata. Qualche volta, purtroppo spesso, essere trattati esclusivamente con i farmaci, senza che lo psichiatra cerchi di comprendere i motivi di quella crisi, non è una scelta.

Molti comunque realizzano che sotto quel malessere c’è qualcosa che non va, vogliono scoprire cosa sia e vanno dallo psicoterapeuta. E qui si apre un mondo. Pensate che esistono centinaia di scuole di psicoterapia legittimate a rilasciare l’attestato di psicoterapeuta. A loro volta queste scuole fanno riferimento a decine di orientamenti teorici diversi. È facile capire quindi che, a seconda dello psicoterapeuta da cui andrete, otterrete risposte diverse! Di tutto questo avremo modo di parlare diffusamente in seguito.

Ma c’è un altro aspetto da tenere presente. Mentre se vai dal meccanico a portare il motorino guasto, non ti interessa sapere se il meccanico abbia o meno una realtà umana valida, l’importante è che sia bravo, lo stesso non si può certo dire di uno psicoterapeuta e non mi sembra necessario spiegare il perché.

Se entrando nello studio dello psicoterapeuta avverti lo stesso malessere che avvertivi parlando con quel signore che ti aveva rovinato la giornata, anche se non hai le conoscenze teoriche che ti permettano di scegliere, hai però una realtà umana che ti dice qualcosa e quella sensazione, unico elemento che hai per orientarti, non devi perderla, non devi rinnegarla ed iniziare un rapporto falso con il tecnico della psiche, tanto cordiale quanto assente. Perché stavolta rischi che ti costi molto caro.

Insomma vorrei che fosse chiaro che c’è una grossa responsabilità nella scelta dello psicoterapeuta e bisogna avere il coraggio di andarsene anche se ti hanno detto che quel dottore è tanto bravo, ha curato anche la mamma!

Un piccolo accenno al fatto di non avere le conoscenze teoriche che ispirano una determinata psicoterapia. In parte può essere giustificato. Sto male e vado dallo psicoterapeuta, che ne so io della teoria che ci sta dietro. Se uno si rompe una gamba va dall’ortopedico, non si mette a studiare ortopedia! Ma forse nel nostro caso, certe conoscenze devono essere alla portata di tutti, non devono rimanere chiuse nei cassetti degli addetti ai lavori perché sono cose che riguardano ognuno di noi, che ci sono necessarie nella vita quotidiana e non soltanto nel raro e sventurato caso in cui ci si dovesse rompere una gamba.

Ma di queste cose avremo modo di riparlare. Papillon nasce anche per questo.

Marco Michelini

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