Spunti di riflessione sulla Balbuzie

Spunti di riflessione sulla Balbuzie

Secondo il DSM-5 la balbuzie, Inserita nei disturbi della comunicazione, viene definita a seconda dell’età d’insorgenza: si parla quindi di Balbuzie evolutiva (Disturbo della fluenza con esordio nell’infanzia) e di Balbuzie a esordio tardivo (Disturbo della fluenza con esordio nell’età adulta).

Nell’ICD-10, la balbuzie è inserita in “Altri disturbi caratterizzati da un esordio infantile”.

Solo nel DSM-5 è inclusa tra i criteri la presenza di ansia come conseguenza della balbuzie.

L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) definisce la balbuzie come un disordine nel ritmo della parola nel quale il paziente sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di farlo a causa di continui arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un singolo fonema o della sillaba. Tali manifestazioni del disturbo vengono definiti sintomi primari della balbuzie.

Nonostante ci siano diverse teorie sulla balbuzie, la causa è ancora ignota; viene considerata come un disturbo multifattoriale e tra i fattori presi in considerazione troviamo: struttura e funzioni cerebrali, fattori genetici, sistema sensomotorio, fattori linguistici, personalità, fattori di apprendimento e contesto ambientali.

La balbuzie è un disordine della fluenza verbale che solitamente si manifesta nei primi anni di vita, in seguito allo sviluppo linguistico e che se non trattato precocemente può diventare complessa, tanto da rendere difficoltosa l’interazione sociale e il conseguente benessere personale.

E stato stimato che i 2/3 dei casi d’individui che sviluppano la balbuzie in età prescolare e dopo la pubertà vadano incontro a una remissione spontanea. La balbuzie colpisce maggiormente il sesso maschile, con un rapporto stimato maschi/femmine di 3:1, anche se tale rapporto è destinato a modificarsi a seconda dell’età d’insorgenza.

Oltre alla balbuzie evolutiva, esistono altre forme che insorgono solitamente in età adulta, anche se possono manifestarsi di rado anche nel bambino. Si tratta di forme acquisite o secondarie, quali:

  • Balbuzie neurogena: quando è possibile identificare una causa lesionale a carico del sistema nervoso che determina una alterazione della normale fluenza dell’eloquio. Le cause possono essere rappresentate dalle ischemie, dai tumori cerebrali, dai traumi cranici, dalle malattie neurodegenerative (come il morbo di Parkinson o da demenze);
  • Balbuzie psicogene: sono caratterizzate dalla presenza, nel periodo che precede l’esordio, di forti stress emotivi o di eventi traumatici a livello psicologico.

Il trattamento logopedico si avvale di specifici esercizi di controllo della fluenza attraverso una corretta coordinazione pneumo-fono-articolatoria. Spesso vengono associate tecniche di rilassamento abbinate a strumenti quali il metronomo, per allenare alla produzione scandita e regolare dell’eloquio, o dispositivi elettronici che permettono di regolare la frequenza del parlato.

Inoltre viene utilizzata la terapia cognitivo-comportamentale e in alcune situazioni la prescrizione di farmaci.

Il cinema ha raccontato spesso di questa difficoltà mettendola sempre in relazione ad un problema di tipo emotivo e psicologico, ed è questo il motivo principale che mi ha incoraggiato a parlarne.

Ci sono potentissime immagini descritte ad esempio attraverso alcuni personaggi, solo per citarne alcune, posso raccontarvi di Billy, il giovane di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” che affetto da balbuzie fin da tenera età, una sera smette di balbettare in seguito ad una festa durante la quale non si preoccupa del giudizio della madre nei suoi confronti e che dopo l’ennesima violenza psicologica subita da parte dell’infermiera dell’ospedale, che  minaccia di raccontare tutto  alla stessa, ricomincia invece a balbettare.

In “IT” di Stephen King ci viene descritto un altro personaggio, Bill, che in seguito alla uccisione brutale del fratellino George, inizia a balbettare; apprendiamo nel corso della storia che in età adulta questo problema è stato superato e quando, da adulto, Bill riceve una telefonata da un vecchio amico di infanzia, il problema si presenta nuovamente, lasciandoci intendere che la sua difficoltà è intimamente legata a quel periodo della sua vita.

Ne “Il Discorso del Re” Giorgio VI decide di intraprendere un percorso riabilitativo con un logopedista-terapeuta, Lionel,  che indaga sulle eventuali radici psicologiche del Re e instaura con lui un rapporto basato sulla fiducia reciproca che porterà quest’ultimo ad affrontare le sue problematiche legate alla balbuzie. Questo film ha il merito di aver evidenziato l’importanza del saper costruire una solida alleanza terapeutica ed è chiaro che la riuscita della terapia intrapresa dipende moltissimo dal rapporto che si è creato tra i due e anche dall’importante legame affettivo che il Re ha con la sua amata.

Inoltre, in modi differenti, questi personaggi ci offrono interessanti spunti di riflessione sul tema e ci mostrano come chi ha questa difficoltà tende ad essere deriso e come conseguenza di ciò a perdere fiducia in sé stesso con gravissime conseguenze sulla psiche.

Mi colpisce inoltre moltissimo come, ad esempio, alcuni attori, che nella vita reale hanno questo tipo di disturbo, recitando riescono a superare quasi del tutto la balbuzie. Dovremmo chiedere ad un attore cosa accade quando interpreta qualcun altro; sarebbe senza dubbio interessante farcelo raccontare.

Tutto questo per dire nuovamente quanto sia fondamentale affrontare da più punti di vista le problematiche che inficiano poi sulla qualità della vita e delle nostre relazioni mettendo al centro del percorso di cura la persona e le cause che generano un disagio e non soltanto il sintomo manifesto.

Da questo breve articolo, che altro non vuole che offrire spunti di riflessione e spingere chi legge ad ulteriori approfondimenti su un tema molto delicato, si può capire quanto sia vasto e complesso questo disturbo e che la presa in carico della persona che ne soffre debba tener conto di tutti i fattori che possono contribuire a farlo emergere.

Valeria Verna

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