Spinning out: perché tante bugie?

Spinning out: perché tante bugie?

Recentemente mi è capitato di vedere una serie televisiva, Spinning out. E’ la storia di una pattinatrice, Kat, che subisce un incidente che le interrompe la carriera e deve trovare la forza di reagire al trauma e ritornare a gareggiare, superando anche il conflitto con sua madre, ex pattinatrice che ha lasciato la carriera per “colpa” della nascita di Kat. Una madre assente affettivamente ed ossessionata solamente dal fatto che le due figlie riescano ad essere selezionate per le olimpiadi.

Sembrava una storia abbastanza “banale”, la solita storia del rapporto conflittuale del genitore che non “vede” i figli e quello che loro veramente vogliono, perché troppo occupato a mettere su di loro le proprie aspirazioni che non è riuscito a realizzare nella sua vita e di cui incolpa i figli. E la solita storia dello sportivo agonista che deve superare un trauma per riuscire ancora a vincere. Volevo vederla solo perché amo il pattinaggio sul ghiaccio. Ma in questa serie c’è qualcosa in più che mi ha spinto a continuare a vederla fino alla fine per capire dove voleva andare a parare.

Sin da subito infatti, il racconto affronta il tema della malattia mentale e lo affronta in un modo che mi ha dato un fastidio enorme: la madre soffre di bipolarismo e, dopo qualche puntata, si capisce che anche la figlia ha la sua stessa malattia. Già questa mi è sembrata una comunicazione estremamente aggressiva e confondente: la malattia mentale è ereditaria.

Non sono un’addetta ai lavori, ma per interesse personale mi sono interessata a questi temi e posso dire che basta informarsi un po’ per poter affermare con sicurezza che non è vero, la malattia mentale non è ereditaria, non c’è alcuna evidenza scientifica che provi questa tesi ma, al contrario, è stato ampiamente chiarito e dimostrato che la malattia mentale colpisce a causa di rapporti interumani deludenti e psichicamente violenti e non certo per la presenza di geni ereditari.

Penso che sia molto importante dire chiaramente che la malattia mentale non è ereditaria, perché c’è molta confusione e la serie televisiva di cui parlo ne è testimonianza (e purtroppo, non è l’unica). Da adolescente avevo un’amica che aveva la mamma che soffriva di schizofrenia e ricordo molto bene quanto questa mia amica fosse preoccupata che lei stessa o suo fratello crescendo potessero sviluppare la stessa malattia. All’epoca non avevo gli strumenti per rassicurarla e rimanevo anche io con mille domande senza risposte. E’ importante invece che si sappia che non c’è niente di predestinato e ineluttabile nella malattia mentale.

Ma c’è anche un altro tema che la serie propone e che mi ha spinto a scriverne per proporre un punto di vista diverso e contrario: Kat è in conflitto con la madre perché la madre non tiene sotto controllo la sua malattia con le pillole. Kat invece è “diligente” e prende regolarmente le sue pillole e per questo è in “equilibrio”. Quando però si innamora del suo partner di pattinaggio, Justin, improvvisamente smette di prendere le pillole e la malattia emerge in tutto il suo disastroso corredo di comportamenti eccessivi e autolesionistici.

Anche qui ho trovato due messaggi molto “tristi” e che non danno alcuna speranza e che, secondo me, vanno denunciati e rifiutati.

Il primo è che la malattia mentale non si può curare, ma si può solo tenere sotto controllo con i farmaci. Purtroppo questa è una tesi molto diffusa, che si insinua nella cultura dominante e diventa una condanna alla dipendenza a vita. Ma anche questo non è vero, e va detto: la cura della malattia mentale esiste, e non sono i farmaci (che possono eventualmente aiutare in alcuni casi, ma non curano), si cura nel rapporto psicoterapeutico. Non dire questo, non proporre anche culturalmente nei prodotti editoriali la possibilità di affrontare la malattia mentale e superarla è raccontare di un’impossibilità che non è vera. E questo va detto, perché non si può e non si deve togliere la speranza, soprattutto ai ragazzi, ma anche agli adulti, che anche se si ha avuto la sfortuna di ammalarsi è possibile tornare a stare bene.

L’altra cosa che proprio non mi è piaciuta della serie è che il rapporto d’amore con Justin invece di spingere Kat a dare il meglio di sé, la porta a distruggere se stessa, il rapporto stesso e la possibilità di essere selezionata per le olimpiadi. Ma perché deve essere così? Perché si propone che il rapporto d’amore spinge a dare il peggio di sé invece che ad essere migliore? È una cosa tristissima, non mi piace e non è vero che debba essere necessariamente così. E’ possibile e si deve cercare un rapporto d’amore in cui si è reciprocamente stimolati ad essere migliori e più belli. Ma questa è un’altra storia e la racconteremo un’altra volta.

Luigia Lazzaro

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