PAPILLON E GLI ADOLESCENTI

PAPILLON E GLI ADOLESCENTI
“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano” Antoine De Saint-Exupéry.

Di recente ho riletto tutti gli articoli pubblicati su questo blog, non affermo niente di nuovo se dico che sono tutti legati principalmente dal tema dell’adolescenza, però mi piacerebbe metterne insieme alcuni e toccare di ognuno i punti fondamentali senza avere la pretesa di essere esaustiva, proprio per la vastità di elementi e pensieri che ci sono al loro interno.

Ammetto di essere stata ispirata da fatti personali della mia vita, come mi accade spesso ogni volta che prendo in mano la penna e inizio a buttar giù qualche riga per i miei nuovi articoli; perché si! Prima di scrivere sulla tastiera del computer, scrivo a mano le mie idee, le mie parole.

Mi trovavo, qualche giorno fa, a pranzo con due miei grandi affetti, lei insegnante delle scuole superiori e lui artista, e si confrontavano su quanto sia difficile far emergere nei ragazzi la loro personalità senza che si sentano incasellati in quello che la società ritiene “utile” e giusto.

Questa prima considerazione mi ha riportato alla mente un articolo di questo blog “Gente inutile” che pone l’accento sull’importanza di comprendere come e cosa viene considerato universalmente “utile”. Quello che emerge è che per una certa cultura dominante, l’arte ad esempio, può essere considerata inutile perché non dà vantaggio, profitto. L’utile viene così legato ad una idea razionale che vedrebbe l’uomo agire e scegliere soltanto per motivi legati ad un vantaggio, un guadagno sicuro.

I miei amici discutevano delle loro rispettive esperienze e l’artista ricorda che ai tempi del liceo decise di abbandonare al terzo anno la scuola perchè il liceo artistico non gli avrebbe assicurato un futuro lavorativo; così cominciò a frequentare una scuola professionale che al suo termine gli assicurava un ingresso nel mondo del lavoro.  Quello che di più bello ha aggiunto successivamente, con molta commozione al riguardo, è stato che la sua insegnante di disegno lo rintracciò immediatamente in seguito al suo abbandono e lo obbligò a tornare al liceo, riconoscendo in lui un enorme talento che era certa avrebbe saputo trasformare in una grande realizzazione. Inutile dirvi che ora lui è un artista di indiscutibile successo e che della sua passione ha fatto la sua fortuna e quella di molti altri ai quali offre lavoro.

La mia amica insegnante raccontava invece che si scontra spesso con queste tematiche quando parla con i suoi alunni del loro futuro e che spesso ricorda loro di scegliere in base ai loro interessi e si è ritrovata molto nel modo di agire che ha avuto l’insegnante di disegno di non lasciare passare inosservati gli abbandoni scolastici dettati da modi di pensare che allontanano dal tentativo di realizzare i propri sogni.

Ora, mi viene da ricordare altri articolo di questo blog dove sono anche le insegnanti a raccontarci direttamente qualcosa, come ad esempio “L’eternità in un barattolo”, “Non ha voglia di studiare”, “I ragazzi del 5G”e “Alcune riflessioni sulla dispersione scolastica” dove, anche se si prende maggiormente in considerazione il periodo storico della pandemia, si sottolinea di continuo la responsabilità che le famiglie, i docenti e la società hanno nel commettere l’errore di considerare i ragazzi  soltanto come contenitori da riempire e formare senza conoscere anche il  loro vissuto, i loro interessi, passioni e la loro realtà  fuori dall’aula. Leggendo questi articoli emerge forte l’esigenza invece di chiederci “Cosa succede ad un ragazzo che non vuole studiare, o non riesce perché ha perso l’interesse o la curiosità?” oppure “Perché i ragazzi spesso si sentono di dover seguire le orme dei loro genitori per quanto riguarda le scelte future?”

L’adolescenza è un periodo importantissimo che costringe a riflessioni delicate, a scombussolamenti inaspettati. Ci costringe a separarci da molte cose ma al tempo stesso di tenerle strette dentro di noi. Articoli come “Separazioni”, “Il primo amore…”, “Normal people…prove di separazione”, “Una difficile questione di scelta” affrontano questo tema e offrono alcune risposte.

Sono davvero molte le domande alle quali è necessario dare risposte. Molte di queste riguardano la sessualità, il benessere psicologico. Temi da affrontare in più ambiti senza censure, giudizi. Forse di questo c’è l’esigenza (A tal proposito mi viene in mente “Politicamente corretto: Riflessioni su una società che vuole eliminare la dialettica sulla sessualità).

Per fare tutto ciò si dovrebbe uscire dall’idea che ci sia bisogno di interventi educativi; gli adulti che hanno a che fare coi ragazzi (qualsiasi sia il loro ruolo nella vita degli stessi) dovrebbero essere i primi a non aver perso quella dimensione irrazionale che consente di non prendere decisioni esclusivamente per il vantaggio che queste portano e di avere invece una affettività e sensibilità tale da vedere e sentire che ogni essere umano è unico e diverso. E unici e diversi sono le sue aspirazioni, i suoi sogni, le sue esigenze; questo è ben descritto in “Squid Game”, articolo sempre presente in questo blog.

Mi sono avventurata in queste righe con la consapevolezza che non avrei detto tutto quello che ci sarebbe da dire e che non avrei citato tutti gli articoli che potete trovare su “Papillon” e me ne scuso invitandovi ad andare a leggerli, sperando di aver suscitato la curiosità di farlo.

Vorrei concludere rispondendo ad una ragazza, Claudia, che ha scritto insieme ad altri studenti nell’articolo “Come ti senti? A tu per tu con alcuni maturandi su pandemia e salute mentale”… Non dovete essere perfetti, nessuno deve. Dobbiamo essere liberi di essere noi stessi e avere il coraggio di seguire i nostri sogni. Penso a quante persone che se non lo avessero fatto oggi ci avrebbero lascati privi di tanta bellezza. E della bellezza (che non ha a che fare con il nostro aspetto) non possiamo e non dobbiamo fare a meno!

Valeria Verna

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PAPILLON E GLI ADOLESCENTI
Foto scattata da: Antoni Shkraba
"Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano" Antoine De Saint-Exupéry.
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