OLIMPIADI: UNA STORIA NUOVA DA RACCONTARE?

OLIMPIADI: UNA STORIA NUOVA DA RACCONTARE?

C’è un’immagine che mi è rimasta sulla pelle in questa strana estate, in cui ero presa da tutt’altro che dall’interesse per le Olimpiadi: Giammarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim che dividono il podio (oro, salto in alto), senza esitazioni. L’immagine è potente, racconta di uno sport che può anche essere diverso dal puro agonismo, racconta dell’essenza vera dello sport, dove la competizione può lasciare spazio alla relazione umana.

Ma a me, e forse non solo a me, quell’immagine di questi due ragazzi abbracciati ed emozionati, felici insieme, generosi insieme, mi ha detto anche altro.  Quei due così diversi, bianco e nero, con la stessa felicità negli occhi di chi ha sofferto e ce l’ha fatta e di chi si sente insieme e non contro l’altro, mi hanno detto di qualcosa che è possibile e che, anzi, è già in atto, un’integrazione, un’uguaglianza nella diversità, una uguaglianza che è “normale” non è qualcosa di strano o eccezionale, è quello che deve essere, naturalmente.

Nonostante alcuni politici “piccoli”, seguiti da persone altrettanto “piccole” o solo spaventate da mostri interni, vogliano raccontare il contrario, la realtà per fortuna è un’altra, anche in Italia. E le Olimpiadi quest’anno ce lo hanno raccontato molto bene.

Cuba, Etiopia, Canada, Moldavia, Nigeria, Texas, Egitto, Romania, Tunisia, Russia, Costa D’Avorio, Sudan, Australia, Sud Africa, questi sono i paesi di origine di 46 tra i 384 atleti che hanno rappresentato l’Italia qualificati alle Olimpiadi di Tokyo 2021.

Perdonatemi se magari non dico numeri esattissimi, non mi sono mai interessata particolarmente allo sport e anche stavolta non ho fatto eccezione, solo qualche pigra sbirciatina ogni tanto…ho cercato di trovare numeri esatti su internet, ma le informazioni sul web sembrano brulicare di dati sparati un po’ a caso, nell’entusiasmo della “novità”. Su alcune pagine si legge che i 46 atleti di nazionalità italiana “acquisita” rappresentano il 38% dei partecipanti totali… alcuno dicono che invece sono il 15%… se i numeri che riporto sopra sono esatti probabilmente sono poco meno del 12%… ma tanto non importa, quello che importa è l’immagine che ne è uscita fuori: in questa edizione delle Olimpiadi è stata raccontata un’Italia diversa e nuova. Italiani nati all’estero, italiani nati in Italia ma da genitori stranieri, italiani per matrimonio, italiani per adozione, italiani “canonici”, un’immagine di insieme potente, bella e mi viene da dire, libera. Ma libera da cosa?

Probabilmente non dovrei essere così colpita, tutto questo dovrebbe essere normale, l’integrazione multietnica in una popolazione non dovrebbe stupire o costituire argomento di discussione nelle prime pagine di giornali o nelle distratte “chiacchiere da bar” dei post sui social, non dovrebbe essere un tema che dirigenti sportivi o politici sollevano a seconda delle convenienze del momento. E invece in Italia, dove per la storia del paese non eravamo “abituati” a considerare italiani persone di origini etniche, culturali o geografiche diverse, servono le Olimpiadi per renderci conto di quanto il paese sia cambiato, di quanto sia sempre più necessario discutere di diritti di cittadinanza anche per coloro che non sono nati (o adottati) da genitori italiani, di quanto sia necessario prendere atto di una realtà, una bellissima realtà peraltro, e lasciarcisi immergere con lo stesso entusiasmo e spirito di appartenenza che ci fa esultare ad ogni podio conquistato dai “nostri” atleti, indipendentemente dalla loro “origine”.

Insomma, mi viene da dire che la partecipazione così massiccia di atleti italiani per “adozione” (in senso lato) non ha fatto altro che evidenziare e far emergere prepotentemente un dato di fatto, cioè che viviamo in un paese che è in pieno cambiamento, la “rivoluzione” di pensiero e di prassi è già in atto, nella vita quotidiana, nei quartieri, che iniziano a diventare pieni di colori, odori e voci nuove, nelle scuole, nei parchi giochi, dove i bambini si rincorrono, ruzzolano, litigano e si scambiano regali senza vedere il colore della pelle o chiedere dove sei nato o di chi sei figlio.

E con questa immagine in testa di un’Italia così “cosmopolita” e integrata, io mi chiedo: da cosa ci siamo separati o, quanto meno, ci stiamo separando? Cosa ci siamo buttati/ci stiamo buttando alle spalle come paese, permettendoci una bellezza e un’intelligenza più grandi? Non lo so, non so rispondere, ma so che a me questa bellezza e questa intelligenza piacciono tanto e ho voluto raccontarle qui, anche se magari è solo un inizio, sono solo i primi passi di una bambina incerta, l’Italia; ma mi piace pensare che questa bambina può diventare una bellissima atleta e farci vincere l’oro della fantasia e della capacità di essere uguali e diversi, e cittadini del mondo.

Luigia Lazzaro

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Commenti (3)

  • Bellissima immagine, leggendo l’articolo ho visto quella bambina felice, di quei sorrisi allegri che solo i bambini hanno, nonostante le innumerevoli difficoltà. Grazie Luigia

  • Quello che abbiamo visto alle Olimpiadi e che tu raccontati in modo splendido in questo post, è una grande e bellissima storia che parla di un cambiamento, anzi di una trasformazione, lenta ma profonda, della nostra società.
    È come un fiume che arricchisce le sue acque con mille e mille onde diverse, lungo il cammino che lo porta al mare.

  • Hai saputo esprimere con semplicità un sentire sincero, fuori da schemi ideologici, dalle paure e dalle chiusure che impediscono a molti di vedere la bellezza della diversità.

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