LA PAROLA AI GIOVANI

LA PAROLA AI GIOVANI

Leggendo il blog in queste settimane mi ha colpito molto il recente botta e risposta tra gli articoli “Noi i bordi vogliamo strapparli male” e “Il senso del nostro stare al mondo”. Sono due articoli che parlano in modo fresco e sentito di cosa significhi crescere per un giovane e cosa ha significato (e ancora significa) farlo per un meno giovane.

Cosa significhi seguire un solco già tracciato e cosa significhi invece avere il coraggio, la forza, la sicurezza, la sfrontatezza, la libertà di tracciarne uno nuovo. Sembra una vecchia storia quella delle generazioni che non si comprendono, che entrano in conflitto per il “solco tracciato”, come se quello nuovo non potesse stare accanto ad un altro, o andare da tutt’altra parte.

Mi chiedo se il patimento e la difficoltà che tutti, giovani e meno giovani, viviamo nel crescere non abbia a che fare con la paura. E allora mi viene in mente una frase dall’articolo precedente “non ci hanno fregato quelli prima di noi, siamo noi che ci siamo fatti fregare”.

Paura di crescere, paura di separarsi, paura di dissentire, paura di farcela da solo, paura di farcela grazie a qualcun altro che non sia mamma e papà, paura di dichiarare che le madri e i padri non sono eterni.

Paura che non ci vorranno più bene come ci hanno amato da piccoli. Forse dovremmo chiederci se sia vero amore e affetto quello che cerchiamo di mantenere quando rinunciamo a noi stessi, quando restiamo piccoli e meticolosamente strappiamo lungo i bordi per far contenti gli altri.

Allora ci siamo fidati troppo e ci siamo fatti fregare perché aprire gli occhi e vedere con chi avevamo a che fare faceva troppa paura? Perché metterci tutto il cuore e tutto il corpo, tutta la nostra intelligenza faceva troppa paura? Meglio non giocare, così siamo certi di non perdere. Meglio far giocare solo i grandi atleti perché noi non potremo mai esserlo.

E’ la paura che ci frega.

La paura di restare soli.

Ho voluto andare più a fondo…capire cosa c’è nei “bordi” che ci fa del male, a tutte le età.

Ho ascoltato il botta e risposta tra due giovanissime: “ho sempre l’ansia di non trovare qualcuno con cui passare la vita e di restare da sola. E poi di non fare il lavoro che mi piace ma di farne uno solo per soldi. E poi ho l’ansia per l’esame di maturità!”

“Tu hai l’ansia per l’esame di maturità, io per quello di terza media. Ad ogni età c’è un motivo per stare in ansia. Quando sarai adulto rimpiangerai questi anni. Quando sarai anziano rimpiangerai tutta quanta la vita. Ora che siamo giovani abbiamo fretta e paura allo stesso tempo di diventare adulto.”

Ma allora come se ne esce?

“Io vivo adesso”.

E il futuro dove sta?

“I genitori ci impongono le cose, ci dicono cosa possiamo e non possiamo fare, e a volte rompono un po’ le scatole. Un genitore deve essere un punto di riferimento, ma non trasmettendo i propri ideali e le proprie opinioni, non crescendo una copia di loro stessi: devono insegnarci ad avere la nostra. Allora per me il futuro significa diventare indipendente, cioè avere la maturità e il coraggio di essere libera”.

Ottimi propositi per una tredicenne.

Ma queste parole valgono un po’ per tutti: avere il coraggio di fare un bel respiro, per citare un bellissimo finale!

Maria Giubettini

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Foto scattata da: Visothkakvei
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