LA MIA CLASSE E’ UN CAMPO DI GIRASOLI

<strong>LA MIA CLASSE E’ UN CAMPO DI GIRASOLI</strong>

“Papillon: scrivere in un blog”: breve storia di un progetto scolastico

Quest’anno insegno in una classe seconda. La mattina entro in aula e guardo i miei studenti: alcuni sono sempre imbronciati, chiusi a riccio in una malinconia difficile da scalfire, altri sono costantemente in movimento, vulcani in eruzione di vita, altri ancora hanno il sorriso della gioventù che gli illumina sempre il volto. I miei studenti sono un campo di girasoli con cui provo a coltivare orizzonti. Non è mai semplice, perché se capiscono che si possono affidare, che a te importa davvero di come sono e di come diventeranno, allora chiedono tanto, pretendono che tu li veda anche quando ti sfidano con l’aria annoiata di chi vorrebbe stare da tutt’altra parte. Le ore che dedichiamo al progetto “Papillon, scrivere in un blog” sono il nostro spazio di libertà: non ci sono “compiti” o valutazioni, si parte da uno stimolo, un’idea, un articolo, si posa un piccolo seme nella terra e piano piano ognuno ci versa sopra la sua acqua. C’è chi si appassiona,  chi si arrabbia (talvolta anche io!), chi riesce a tirare fuori una mezza parola o chi resta in silenzio….ma dopo un po’ li vedi i girasoli che aprono la corolla e cominciano a muoversi.

Alcuni di loro  scrivono, lo fanno insieme, in biblioteca o in qualche aula vuota (ben contenti di saltare la spiegazione sul congiuntivo latino o sull’ablativo assoluto!) e poi tornano nel campo con il loro tesoro di parole che regalano a tutti, senza timore. Allora, improvvisamente, il loro sguardo diventa fiero, bello, perché dentro quelle parole ci sono le loro domande, le loro proteste, le loro speranze che hanno trovato uno spazio di espressione collettiva.

<<Non pensavo che l’articolo venisse così fico prof!>> Sorrido. Io sì, lo pensavo, perché Maria Vittoria è un perfetto timoniere, Sara è un treno ad alta velocità, Gianmarco è il magma sommerso che cerca una strada per esplodere, Giulia è di una dolcezza profonda e disarmante, Davide è il cuore impetuoso che batte e Melissa è il mago del pc dal sorriso perenne.

Quando li osservo a volte mi chiedo come mai il mondo degli adulti (e, ahimè, anche quello della scuola) spesso si ostini a proporre la retorica di una gioventù superficiale e vuota…tutta concentrata sull’effimero mondo dei social e delle apparenze….poco rispettosa, poco “educata”, poco impegnata…(che poi se anche fosse così magari dovremmo assumercene la responsabilità…almeno un po’).

Forse io sono solo una semplice e romantica professoressa di provincia, ma quando entro nella mia classe , nell’aula io vedo un bellissimo campo di girasoli.

Sara Lazzaro

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Commenti (7)

  • Sì Sara, l’articolo è fico ed i tuoi studenti sono stati coraggiosi: non è davvero da tutti scrivere un articolo su un tema così importante e pubblicare su un blog. Da madre di uno studente dell’ultimo anno di liceo ti dico anche che per far muovere i girasoli occorre il sole: l’insegnante. E di sole in giro purtroppo da quando è iniziata la mia esperienza di genitore con la scuola non ne vedo molto.
    Ho letto recentemente di un progetto di insegnamento senza voti portato avanti da un liceo romano con risultati molto promettenti. Mi piacerebbe che si parlasse di come cambiare il modo di insegnare.

  • Leggo sempre i titoli di Papillon mentre faccio colazione, e poi riprendo gli articoli a fine giornata, per leggerli con calma. Oggi però l’immagine nel titolo era così bella che non ho potuto fare a meno di andare avanti subito. Adesso sono qui al lavoro ma quell’immagine resta dentro, ad esprimere uno sguardo sui ragazzi che credo possa davvero fare la differenza per la loro vita.

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