IL SENSO DEL NOSTRO STARE AL MONDO

IL SENSO DEL NOSTRO STARE AL MONDO

Riflessioni su due generazioni a confronto

Riprendo una frase dell’articolo uscito su questo blog venerdì scorso: gli autori si chiedevano se il senso del nostro stare al mondo sia una serie di tappe obbligate (istruzione, lavoro, matrimonio, figli) e di modi di essere preconfezionati, da seguire pedissequamente per vivere nella società. Delle maschere per sembrare perfetti. 

La mia generazione (quella di zerocalcare per intenderci) purtroppo ha cercato di adeguarsi, non si è ribellata, si è “fidata”. Ora appare a tratti sconfitta e amareggiata (certo non tutti e non sempre) ma soprattutto non è cresciuta, sono cresciute solo le cose che possediamo. Perché a percorrere dei binari prestabiliti può accadere proprio questo, diventi vecchio (non solo anagraficamente) senza crescere veramente.

Eppure la sensazione di chi come me appartiene a questa generazione è che, pur non avendo fatto abbastanza, ci abbiamo provato, che da adolescenti abbiamo provato a dire “no” ma quei no non sembravano forti abbastanza davanti all’11 settembre, al terrorismo, alla scuola Diaz, a 20 anni di Berlusconi. E questo è stato il nostro errore. Abbiamo pensato di non essere abbastanza forti e che il mondo non era e non sarebbe mai stato nostro, poi un giorno lo è diventato. È successo all’improvviso e non eravamo pronti ed eravamo già grandi, ma non lo sapevamo. Non siamo certo vecchi, siamo solo adulti, ed è ora di prenderci la responsabilità e cambiare le cose, ma nel frattempo dobbiamo anche confrontarci con la nuova generazione e raccontargli che abbiamo sbagliato. Che non ci hanno fregato quelli prima di noi, siamo noi che ci siamo fatti fregare. 

Non è vero che bisogna fare figli per essere donne realizzate, che la famiglia è una sola e non la puoi scegliere, che ti devi sposare per forza, che esistono passioni inutili e curiosità infantili. Non esistono solo lavori garantiti (che poi non lo sono mai veramente) oppure impieghi senza futuro perché troppo strani e incomprensibili. Ma soprattutto la generazione precedente non capirà mai la successiva, se utilizza ciò che ha vissuto per giudicare chi viene dopo, perché chi viene dopo è nuovo, deve esserlo. Lo hanno fatto con noi e ora lo stiamo facendo con voi.

I quotidiani dipingono spesso gli “adolescenti di oggi” come violenti e sbandati utilizzando fatti di cronaca che, seppur gravi, sono isolati e non dicono nulla di tutti coloro che hanno iniziato le superiori o l’università online a distanza, che hanno affrontato una pandemia, che hanno interessi verso cose di cui io non sospetto nemmeno l’esistenza (e di cui non so pronunciare il nome). 

Avete ragione, non dovete strappare lungo i bordi per il semplice fatto che i bordi non esistono. Ognuno cerca una sua identità solida e al tempo stesso mutevole, accrescendola e trasformandola mentre corre, mentre vive. Allora non ci sarà più bisogno di binari ne’ di bordi e non ci sarà più bisogno di maschere che nascondono e non fanno respirare. 

Gioia Piazzi 

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Commenti (3)

  • Sono davvero contenta che ci sia qualcuno con la voglia di provare a comprenderci, è davvero bello poter essere semplicemente ciò che vogliamo e non il prodotto di una società troppo opprimente.

  • Leggo sempre con molto interesse tutto ciò che viene scritto negli articoli e nelle lettere pubblicate su Papillon. Gli ultimi articoli mi sono piaciuti molto e mi hanno stimolato molti pensieri. Non so se riesco a scrivere tutto quello che vorrei ma ci provo. Leggendo questo articolo mi è venuta in mente anche l’ultima frase della lettera pubblicata dal titolo “Don’t look up: è davvero così difficile informarsi?”. Secondo me sono entrambi indubbiamente uno spunto di riflessione e oserei dire di partenza per pensare di poter cambiare le cose: “prendersi il giusto tempo per impegnarsi, studiare e provare a cercare risposte”. Credo sul fatto che non è con la sola contestazione che si affrontano e si ottengono i cambiamenti ma c’è necessità di pensare in modo nuovo a come trovare possibili alternative sempre più innovative e sempre più valide a tutto ciò che la società ci propone. Nel corso della storia, per fare un esempio veloce, ci sono stati tanti cambiamenti legislativi impensabili a chi c’era prima (vedi la legge sul divorzio e quella sull’aborto) e noi oggi vediamo riconosciuti questi importanti diritti grazie a chi prima di noi ha saputo dire no. C’è voluto del tempo, tanto coraggio e tanto impegno ma sono stati necessari per ottenere il riconoscimento di questi diritti. Per quanto riguarda il presente nessuno è obbligato ad omologarsi ma siamo tutti liberi di pensare e di scegliere da che parte andare, quanto mettersi in gioco e quali compromessi si è disposti a fare. A volte è più comodo restare passivi e dare la colpa a qualcuno o qualcosa piuttosto che rendersi attivi, quindi penso che sia fondamentale mettersi in gioco sentendosi parte attiva, far muovere il pensiero, impegnarsi, studiare, fare esperienze e trovare il coraggio di provare a cambiare le cose. Secondo me questo è il senso del nostro stare al mondo.

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Foto scattata da: Rodnae Productions
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