Il fine della medicina è la fine della medicina

Il fine della medicina è la fine della medicina
“L’attività di prevenzione e di intervento precoce sono direttamente proporzionali all’idea che abbiamo della malattia in questione” Mc Gorry 2007

Inizia la campagna vaccinale anti-SARSCoV2. Ovunque nel mondo si inizia a tirare un sospiro di sollievo, si accolgono con entusiasmo i furgoni che trasportano le dosi, i primi vaccinati si fanno i selfie, sorridono con gli occhi, invitano tutti a vaccinarsi quando saranno chiamati. Si discute delle diverse biotecnologie alla base dei vaccini che iniziano ad essere disponibili. Si spera, si fanno previsioni, ci si mette in fila per la propria dose di vaccino…

Cosa è tutto questo per la medicina? Una campagna vaccinale cosa significa?

Prima della malattia, quando ancora non ci sono agenti patogeni o danni, che c’è? Di certo non c’è bisogno di una cura, ma c’è la possibilità di ammalarsi. Quando ancora si sta bene, quando ancora non ci sono ostacoli allo stare bene e all’essere sani, ostacoli a crescere e svilupparsi, quando ancora non abbiamo incontrato un virus o qualcosa che ci ha colpiti tanto da farci ammalare, quando si hanno davanti tutte le possibilità perché non c’è la malattia, che si può fare?

Esiste un lavoro molto impegnativo ma apparentemente invisibile e impalpabile, molto poco appariscente che è la prevenzione. Prevenzione primaria per l’esattezza. Cioè tutte quelle attività e quei progetti che si mettono in campo per evitare che ci si ammali, che il nostro sviluppo umano sia ostacolato.

La prevenzione primaria in medicina è fatta di piccole e grandi cose: dalla bonifica delle acque ai corretti stili di vita, dal lavarsi le mani alle biotecnologie più avanzate dei vaccini. Tutto questo ha salvato nel corso della storia milioni di vite umane non permettendo che le persone si ammalassero.

Con i vaccini con cui abbiamo iniziato il nostro discorso si riescono a fare due grandi cose per favorire la salute delle persone: si potenziano le difese naturali dell’uomo contro un agente infettivo (si potenziano i fattori protettivi) e si riduce sempre di più, quando la campagna vaccinale è completa, la circolazione del virus (si riduce il fattore di rischio). Avete mai sentito parlare di eradicazione? Nel 1980 è stato eradicato il vaiolo (infatti oggi non ci si vaccina contro questo virus perché non c’è più) e solo nel 2019 è stato eradicato uno dei virus che causa la poliomielite.

Non per tutte le malattie però esistono dei “vaccini” che si iniettano nel braccio rendendolo indolenzito per qualche giorno.

Il futuro della medicina, paradossalmente, sarà far svanire se stessa, sarà proprio la prevenzione primaria che renderà non più necessaria la medicina. In alcuni campi siamo molto lontani da questa prospettiva così suggestiva ma…noi ci proviamo e continuiamo a lavorare. Nel campo della salute mentale per esempio parlare di prevenzione è ancora molto problematico. Gli sforzi più importanti sono stati finora rivolti all’identificazione più precoce possibile dei sintomi per poter intervenire prima che la situazione diventi più grave (questa è la prevenzione secondaria).

La prevenzione primaria per la salute mentale quale può essere? Cosa si può fare quando ancora non c’è la malattia? Come ridurre i rischi e favorire i fattori protettivi?

Dobbiamo fare un breve discorso che ci riguarda tutti perché tutti siamo stati piccolissimi, neonati tra le braccia di adulti che ci hanno nutrito e accudito. Chiedevamo latte e calore insieme a qualcos’altro: interesse e amore. E riuscivamo a sentire se insieme al latte ci fossero anche questi altri ingredienti.

Se ciò avveniva, alla fine della poppata avevamo la pancia piena e soddisfatta, ma soprattutto eravamo più certi di noi e del mondo umano attorno a noi perché un altro essere umano ci aveva risposto, ci aveva capito, ci aveva sentito con partecipazione, attenzione e sensibilità.

Il bambino naturalmente si lascia andare al rapporto, cerca l’altro e spera che risponda: questa inclinazione naturale è una caratteristica umana, è alla base della socialità e sanità umana.

Se nei primissimi anni di vita le richieste di rapporto del bambino vanno a vuoto e vengono deluse, se si risponde freddamente, limitandosi ai bisogni primari materiali come cibo e igiene, se il bambino viene “pensato” come qualcosa da riempire perché vuoto o se lo si pensa come un animaletto da civilizzare, se si è distratti da altro quando si sta col bambino, cioè se in fondo in quel momento non si è presenti con lui, e se il bambino non ha una vitalità sufficiente a sopportare queste carenze affettive, qualcosa può andare storto e a rimetterci sarà la sua realtà mentale.

Il bambino disconfermato non chiederà più, perderà la propensione al rapporto e con esso la speranza di poterne avere uno valido; inizierà a dubitare di se stesso, a non fare più affidamento sul suo sentire e inizierà a sentire sempre meno. La perdita del rapporto, la perdita della sensibilità, la perdita della speranza sono alla base dello sviluppo della malattia mentale.

Come è possibile quindi fare prevenzione in situazioni così precoci?

Il bambino grazie alla sua dotazione di vitalità e sensibilità contribuisce allo sviluppo della sua identità e come dicevamo prima questi sono i fattori protettivi che dobbiamo difendere e potenziare. Allora il nostro lavoro non sarà direttamente sui bambini che lasceremo liberi di godersi le poppate, le carezze e i giochi ma sarà sugli adulti che hanno il compito dell’accudimento di questi bambini.

Si lavorerà intervenendo sui pensieri e gli affetti che i genitori esprimono per confermare e sviluppare i fattori protettivi del bambino. Si lavorerà per evitare che i genitori costruiscano rapporti che non permettano al neonato e al bambino di svilupparsi in modo sano, sociale e umano.

Ma la prevenzione non finisce ancora qui…pensate alla scuola, a quel momento della vita così delicato e impetuoso e a quanto possano fare la differenza gli amici ma anche quel bravo insegnante che sa chiudere i libri per un giorno per ascoltarti e per farti mantenere un legame più autentico con la realtà ma che allo stesso tempo pretende che tu sappia del mondo per poterci vivere.

Ci proteggerà per sempre sapere profondamente che gli altri esseri umani ci possono essere per noi, che ci possono dare una mano e che per noi sono la soluzione.

Un po’ come il vaccino che è qualcosa di completamente umano che è stato pensato e poi fatto dagli esseri umani per far stare bene gli altri esseri umani.

Maria Giubettini

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