Il dottor Jekyll e mister Hyde

Il dottor Jekyll e mister Hyde

Penso che tutti conosciate il racconto di Stevenson del 1886, “Lo strano caso del dottor jekyll e mister Hyde”, ormai entrato nel linguaggio popolare. La storia ci parla di un medico, il dottor Jekyll, che comprende che la verità della natura umana è quella di essere scissa in due (“L’uomo non è veracemente uno ma veracemente due”), una parte buona ed una cattiva. Il dottor Jekyll riesce a comporre una pozione – che sperimenterà su se stesso – che permette di dare vita propria ad ognuna di queste parti. Mister Hyde è pertanto l’identità nascosta del dottor Jekyll. Esce la notte, ha un aspetto deforme che trasmette una sensazione di malvagità, è particolarmente villoso e compie orrendi crimini, mentre il dottor Jekyll continua ad essere un bravo e stimato medico.

Ho ripreso questo famosissimo racconto per sottolineare quanto sia attuale e cercare di comprendere come si sia arrivati ad un pensiero del genere circa la natura umana. È sotto gli occhi di tutti quello che quasi quotidianamente la stampa ci propone: “Era una bravissima persona, tranquilla e poi improvvisamente ha ucciso… “ Il commento in questi casi è sempre lo stesso: ”Ha  perso il controllo, la ragione, non ha tenuto a freno la bestia che è dentro di noi”. Poi vai a vedere meglio e scopri che non è stato affatto un raptus improvviso, aveva programmato tutto nei minimi dettagli, altro che perso la ragione! Forse aveva perso qualche altra cosa ma la ragione era perfettamente funzionante!

Dobbiamo partire da circa 2500 anni fa con Socrate, Platone e Aristotele.

Prima di loro non era così, il mondo veniva visto attraverso le immagini, era il mondo della mitologia, per cui i fulmini erano dovuti all’ira di Giove, un naturalismo che arrivava all’animismo. La favola che potremmo quasi definire universale a quei tempi, conosciuta in un’area geografica vastissima, che è stata poi ripresa da Apuleio con il nome di “Amore e Psiche”, sembra essere l’opposto del racconto di Stevenson in quanto parla di una ragazza che si innamora e fa l’amore con un uomo sconosciuto che incontra soltanto di notte. Non le è dato vederlo e quando cercherà di scoprirne le fattezze alla luce di una lanterna, l’uomo sparirà e dovrà superare difficili prove per ritrovare il suo amante.

Ma, passando per i presocratici, si arriva appunto a Socrate, Platone e Aristotele che abbandonano la mitologia e arrivano al concetto astratto, al pensiero verbale che si libera delle immagini e sancisce la ragione come identità umana. Il resto è follia, anche se individuano due tipi di follia, una è quella del demente, l’altra è dell’invasato da dio, tipica degli oracoli, dei profeti, che veniva chiamata mania.

Con Platone, Psiche, la giovane adolescente che nel rapporto con l’uomo aveva realizzato la sua identità femminile, diventa sinonimo di anima spirituale, fuori dalla realtà umana!

Si attraversa poi tutto il periodo dell’identità umana religiosa, con la religione cristiana monoteista affermatasi in occidente, che sostiene che ciò che non è coscienza è il Male, la cattiveria insita negli uomini, figli di Caino e del peccato originale. Ci sarà l’Inquisizione e la Caccia alle Streghe.

Nel ‘600 con i razionalisti e successivamente con gli illuministi si ritorna alla ragione di 2500 anni fa ma, mentre allora una certa idea di irrazionale, come abbiamo visto (mania), era presente, ora non esiste più nulla oltre la ragione. Lo scontro con il pensiero religioso ha portato a cancellare e a negare l’esistenza di qualsiasi cosa al di là della ragione e della coscienza, ciò che i cristiani definivano il Male. Cartesio, con la res cogitans e la res extensa, propone la scissione assoluta tra mente e corpo intese come due realtà nettamente distinte e diverse tra loro. Al di là della ragione non c’è nulla nella mente umana e la malattia mentale può essere soltanto malattia del corpo, spalancando così il campo a quella che sarà la psichiatria organicista.

Nell’800 si comincia a parlare di inconscio tra i filosofi ma la parola è sinonimo di inconoscibile.

Gli artisti iniziano ad occuparsene, in particolare Dostoevskij.

Anche in ambito medico si fanno delle ricerche miranti a far emergere quel qualcosa che si intuisce essere al di là della coscienza e della ragione. Dapprima con Mesmer e successivamente con l’ipnosi, si fa avanti la strada di cercare quella realtà nascosta che si inizia a pensare svolga un ruolo importante nella vita umana.

Arriviamo quindi a Sigmund Freud, medico viennese, che parla apertamente di inconscio e di cura attraverso l’interpretazione dei sogni. Propone due tipi di inconscio: uno è l’inconscio rimosso, nel quale vanno a finire tutta una serie di ricordi che sono stati dimenticati, rimossi; l’altro inconscio è l’Es, in cui c’è un concentrato di pulsioni ereditate filogeneticamente, che seguono il principio del piacere e mirano alla scarica immediata ed è inconoscibile. Per cui ciò che si può scoprire con la psicoanalisi è qualcosa che è stato in passato cosciente e che poi è stato dimenticato, rimosso, cioè i ricordi infantili, mentre L’Es è sostanzialmente inconoscibile. “Dove era l’Es deve subentrare l’Io”, fa pensare ad un controllo della coscienza, ad un dottor Jekyll che deve tenere a bada il sempre presente mister Hyde.

Al solito poi saranno gli artisti a cercare nuove strade ed infatti anche nell’ambito della pittura nel ‘900 ci sono artisti, primo fra tutti Picasso, che non riproducono più nelle loro opere la percezione esatta e cosciente della realtà, ma cercano di esprimere qualcosa che emerge all’interno di loro stessi andando così alla ricerca di qualcosa che non sia la percezione cosciente ma immagini che nascono all’interno di sé.

Negli anni 70 sarà un medico italiano, lo psichiatra Massimo Fagioli, a proporre una teoria completamente nuova in cui afferma che alla nascita il neonato realizza un’immagine indefinita, speranza certezza che esista un seno, matrice della capacità di fare immagini e queste immagini sono pensiero, un pensiero non cosciente che si realizza quindi prima dell’insorgenza della ragione, del linguaggio articolato e del comportamento; un pensiero e un linguaggio che poi ritroveremo e potremo comprendere nei sogni e nelle realizzazioni degli artisti. Questa immagine–pensiero, questo inconscio umano, ci spinge fisiologicamente alla ricerca del rapporto interumano e alla conoscenza dell’altro. Se i primi rapporti saranno deludenti, questa immagine della nascita, così intrinsecamente legata al rapporto interumano, potrà ammalarsi o, peggio ancora, perdersi. La malattia mentale non sarà quindi dovuta alla perdita della ragione ma alla perdita di questo pensiero senza coscienza. Ci troviamo così di fronte ad un rivoluzionamento del pensiero che ci ha accompagnato per 2500 anni, in cui si diceva che la follia stava in ciò che non era ragione, nell’irrazionale mentre oggi questo psichiatra ci dice che la follia si manifesta quando la lucidità e la freddezza della ragione – perduta l’immagine della nascita – diventano l’identità umana.

Marco Michelini

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