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I RAGAZZI DEL LICEO TASSO

I RAGAZZI DEL LICEO TASSO

Da dicembre seguo con attenzione la vicenda degli studenti del Liceo Tasso di Roma che hanno occupato per qualche giorno la scuola in segno di protesta. Dopo giorni di assemblee, riunioni e dibattiti , nonostante la comprensibile opposizione della dirigenza, hanno deciso di “occupare”, ben consapevoli che ne avrebbero pagato le conseguenze (denuncia, 5 in condotta, 10 giorni di sospensione…per non parlare delle manganellate vicino al Pantheon per una manifestazione studentesca non autorizzata…). Il solo termine “occupazione”  richiama memorie giovanili piene di emozioni, quando le ingiustizie apparivano intollerabili e la protesta collettiva, la partecipazione, l’urgenza di contribuire al cambiamento erano un’esigenza incontenibile. I prof mi chiamavano “l’avvocato delle cause perse”, perchè ci mettevo sempre la faccia anche quando facevo cazzate colossali. In realtà nella dimensione collettiva mi sembrava di trovare un senso profondo al mio essere studente ma soprattutto mi faceva sentire “parte” di qualcosa, di un sentimento che trascinava molti dei miei compagni, una necessità di esserci e di essere considerati, come a dire: ehi adulti guardateci, noi ci siamo, pensiamo, abbiamo qualcosa da dire….

Sarà la nostalgia, il richiamo irresistibile delle memorie adolescenziali , sarà che in fondo quella ragazza “ribelle” cerco di portarmela ancora dentro, ma io anche da prof.  non riesco proprio a non solidarizzare con i ragazzi del Tasso. A mio avviso infatti il punto non è se l’occupazione sia giusta o sbagliata, se sia una forma di protesta legittima o meno ma è perchè gli studenti protestano? Cosa ci vogliono dire? Cosa ci stanno chiedendo?

Nei comunicati del collettivo studentesco  emerge l’esigenza di una scuola più vicina alle reali esigenze umane e di apprendimento degli studenti…si parla di relazione, di educazione “sesso-effettiva”, “sportello per consulenze psicologiche”. confronto sui temi dell’immigrazione, della globalizzazione, dell’ambiente…

Eppure la risposta istituzionale sembra essere stata solo quella della “repressione” ( l’idea delle cariche delle forze dell’ordine su dei ragazzi mi fa davvero orrore!), come se il mondo adulto  non riuscisse a sopportare la “lesa maestà” o peggio ancora non fosse in grado di comprendere il senso della protesta. Ma davvero pensiamo che un’istruzione appiattita sul modello aziendale, concentrata sull’inquietante missione di sfornare individui performanti, che devono costruire competenze immediatamente “spendibili” sul mercato del lavoro e che a tal fine vanno guidati, indirizzati, “orientati” fin dall’infanzia sia accettabile? E perchè mai questi ragazzi non dovrebbero protestare?

Io nelle loro battaglie ci vedo tanto coraggio, il coraggio e la bellezza di saper dire No, il coraggio e la bellezza di non “accettare” passivamente il brutto che gli viene proposto…il coraggio di non credere che le cose debbano andare per forza così…la bellezza di cercare il cambiamento e di scegliere di farlo insieme…

Sara Lazzaro

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