GENITORI AL VIA!

GENITORI AL VIA!
Evviva sono in prima!

E’ finita questa lunga estate ma inizia qualcosa di nuovo per tanti giovanissimi e non solo. Si avvicina il primo giorno di scuola! Il primo giorno di materna, il primo alle elementari, alle medie, alla scuola superiore. Chi di noi non ricorda i giorni di attesa al primo giorno di scuola? L’emozione di fronte quel grande portone che segnava l’entrata in un mondo nuovo. Il caos di zainetti colorati, di volti nuovi, di adulti e di bambini.

In definitiva un’esperienza indimenticabile per tutti.

Ma chi era con noi in quei momenti? Volevamo che ci tenessero per mano ma allo stesso tempo che ci lasciassero andare. Il primo giorno di scuola è una data indimenticabile anche per i genitori che vedono per la prima volta i figli dare loro le spalle e dire ciao.

Abbiamo letto in tanti articoli apparsi su questo blog che di separazioni è fatta la vita e anche questo momento, il primo giorno di scuola (ma anche tutti i seguenti giorni!) è una separazione.

Per i bambini quel primo giorno di scuola è un cimentarsi con una realtà più grande, con un loro nuovo modo di essere che scopriranno nell’incontro con gli altri, compagni di scuola e insegnanti. Il mondo si allarga e diventa significativo oltre le mura della propria casa.

Ma anche i genitori sperimentano qualcosa di nuovo, o meglio mettono alla prova la loro capacità di separarsi, di lasciar andare ciò che prima dipendeva completamente da loro. Mettere alla luce un figlio e favorirne la crescita e lo sviluppo come individuo affettivamente legato ma umanamente separato e con una identità propria è il progetto dell’essere genitori.

Fino al giorno prima si era tutto il mondo e la realtà per il proprio figlio ma ad un certo punto questi inizia a chiedere le cose con la propria voce, inizia a camminare e ad esplorare, si allontana …e poi va a scuola. Cioè cresce, si mette in relazione con gli altri bambini come lui ma anche con altri adulti. Allora il primato dei genitori unici depositari della conoscenza vacilla e altri stanno lì per rispondere, per sostenere, per far crescere i bambini. La protezione costante verso il proprio figlio non passerà più solamente per il tenergli la mano e raccoglierlo da terra quando cade. Permettergli di cavarsela da solo, di relazionarsi agli altri e di trovare una fonte di conoscenza, certezze, rassicurazioni e conferme in qualcun altro è il cimento dei genitori “al primo giorno di scuola”.

Nelle mamme e nei papà a volte allora si possono scatenare ansie, preoccupazioni, a volte angosce al suono della campanella che segna l’inizio della scuola come se non distinguessero più loro stessi da ciò che sono i loro figli. Può accadere che vivano quel momento di realizzazione che è il primo giorno di scuola con dispiacere, come se venissero abbandonati, come se perdessero di senso senza i loro figli per mano, come se perdessero il controllo, come se fosse pericoloso o “la fine dei giochi”. Questo malessere dei genitori, visibile o invisibile che sia, agirà pure sui più piccoli. Non lo capiranno come lo possono capire gli adulti ma sentiranno che la scuola è pericolosa, che rende triste la mamma, che agita il papà e allora potrebbe accadere che per un bambino non ne valga la pena. E’ meglio restare a casa piuttosto che far stare male mamma e papà. “Peccato, la scuola mi era parsa così bella, colorata, con tanti amici nuovi! Peccato ero curioso di imparare dalla maestra tutto quello che ancora non so! Però preferisco non andarci per non far star male tutti!”. Così si spiegano tanti mal di pancia, tanti pianti, tanti capricci al primo o al secondo giorno di scuola. Il bambino preferisce rinunciare a se stesso.

Quel lasciarsi andare e lasciarci andare la mano che chiediamo ai bambini è lo stesso che avremmo dovuto già fare noi al nostro “primo giorno di scuola”. Ma se quando era il nostro momento non ci siamo riusciti, non ci hanno aiutati, rimane in noi la carenza di non sopportare le separazioni, i movimenti nuovi, le riuscite nostre e degli altri, l’identità crescente di un bambino.

Ancora una volta però sentire che c’è qualcosa che non va è la cosa migliore che possa capitare perché possiamo iniziare una ricerca, farci delle domande. Anche una mamma ed un papà possono chiedere una mano!

Quasi cento anni fa il poeta libanese Khalil Gibran scriveva…

I vostri figli non sono figli vostri…

sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.

Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.

Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.

Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati nel futuro.

Maria Giubettini

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