GATTI, PARACADUTI E SEPARAZIONI.

GATTI, PARACADUTI E SEPARAZIONI.

Tu non sei capace di separarti nemmeno dal tuo gatto”. Questo mi disse, un milione di anni fa ormai, il mio psicoterapeuta. Ed era maledettamente vero. Nel tempo poi per fortuna (fortuna si fa per dire, mi sono fatta un mazzo tanto per dirla in francese) passo dopo passo qualche separazione decente l’ho fatta. Per lo meno dal gatto si, mi ci sono separata con successo. Ne sono fiera. 

Scherzi a parte, in questi giorni riflettevo su come le persone si separano. 

Se provo a fare una top five al quinto posto direi che ci metto quelli che non hanno altro modo di separarsi che far sparire l’altro, cancellano e possibilmente, per rendere tutto meno faticoso, prima di finire la storia o immediatamente dopo sono già tuffati a capofitto in un’altra. Sono più o meno finto-contriti oppure non fanno nemmeno finta, grasso che cola se si scomodano per cercare una scusa che funzioni per lo meno davanti allo specchio; un po’ di folklore ma di base c’è il vuoto cosmico: non elaborano nulla, semplicemente non si separano, sostituiscono. Minchia! (si può dire minchia in un blog? forse no.. vabbè, però ci sta tutta… comunque, in caso, l’alternativa è: aiuto che paura!). 

Al quarto ci metto il classicone: la rabbia. Quelli che si vomitano addosso di tutto. Cercano alleati ovunque pur di “sporcare” l’altro o la storia stessa, mettono in mezzo chiunque, senza pietà, perfino il panettiere sotto casa se serve allo scopo e tirano fuori cattiverie di varia natura ed efficacia, a volte così sottili e deflagranti che quel pivello di Putin gli spiccia casa. Davanti allo specchio non fanno nemmeno finta, non cercano scuse, hanno la certezza assoluta di essere nel giusto e questo basta a giustificare la bomba atomica.  E la cosa può andare avanti anni, a volte anche tutta la vita. Non si separano, distruggono. Anche qui, per lo meno un Cazzarola! ci sta tutto, o almeno, se proprio non si deve essere scurrili in un blog, concedetemi un grido sconfortato: si salvi chi può! 

Per la classifica del terzo posto vi stupirò, sapete chi ci metto? Ci metto quelli che va tutto bene: nessuna ostilità e anzi, perché non continuare a vederci, anche con tutte le new entry del caso? La parola d’ordine è civiltà: fanno cene, festeggiano compleanni, vanno addirittura in vacanza insieme e rigorosamente il natale in famiglia allargata. Per quale ragione si sono separati? Non lo sanno, forse non ha nemmeno importanza, che necessità c’è di chiederselo e di elaborare qualcosa, a che serve cercare un movimento, una trasformazione in qualcosa di nuovo, perché mai? Non solo sono riusciti a riproporre la stessa cosa di prima, con persone diverse, ma addirittura ci sono riusciti entrambi. E insieme. Il massimo che si può chiedere alla vita, rimane solo da bersi un amaro Lucano (per i non bloomers, è una citazione di una vecchia pubblicità). E la cosa ancora più fica, è che non si sono mai separati in realtà! Non è il massimo questo? La non-separazione. Tooop! Tutto molto bello, io però, per sicurezza, mi allontano un attimo, se no rischio di essere schiacciata dal Mulino Bianco e non distinguere più cosa è verità e cosa è paura di separarsi. E credetemi, per una ex veterana del movimento no-separation il rischio è alto. Meglio non ascoltare il canto della sirena.

Al secondo posto ci stanno quelli che mi stanno più simpatici. I “normali”: al riparo o quasi dalle freddezze degli schizoidi e cancellatori, dalle astrazioni dei paranoici e dalle violenze dei rabbiosi o degli emozioni-piattisti. Eccoli qui, quelli che fanno casino! Fanno un po’ di tutto, la categoria è fantasiosa e variopinta. Sì un po’ di sparizione ci sta bene, anche rabbietta e periodo del facciamo a chi è più stronzo sono benvenuti, sensi di colpa o amaro in bocca? si certo come possono mancare. Tutto questo senza esagerare però: il segreto è rimanere sulla linea, non buttarsi nel baratro senza paracadute. Ci si allontana, ci si separa con l’altalena, un po’ bene e un po’ male, si va si torna, si inciampa, a volte si esagera, si perde l’immagine di sé, dell’altro e del rapporto, la si ritrova, la si riperde, ma almeno ci si prova a separarsi veramente. Spesso non ci si riesce bene, ma ci si prova, la dinamica è attivata, la ricerca è in atto, il risultato.. ai posteri! Non si va proprio in fondo in fondo, si rimane un po’ in superfice nella ricerca della separazione con la S maiuscola, ma un grande alleato c’è: il Tempo. Prima o poi il risultato arriva. Più o meno. Non sempre, a volte ci si passa la vita a provarci… Si può fare di meglio, si, ma anche di molto peggio. Accontentiamoci. 

Primo posto? Esiste davvero un primo posto? Meglio del secondo? E cosa farebbero quelli del primo posto? E soprattutto, come farebbero? Beh, diciamo che al primo posto ci sono quelli del secondo ma un po’ più “evoluti”, con l’aggiunta di qualche caratteristica del terzo ma più sincera (si rimane amici per davvero non per paura). Riescono a non cancellare mai, la rabbia è derubricata in incazzatura momentanea che lascia spazio subito alla ricerca dei perché, dei cosa, dei come, si cerca da soli, si cerca insieme, tra riluttanza e speranza non si cercano scorciatoie ma si passa nel tunnel, lo si vive tutto, fino al collo di bottiglia dei motivi più profondi e dolorosi, ci si guarda, ci si sente, ci si vive nel modo più reale e sincero possibile. E poi si lascia andare, si lascia andare l’altro a cercare le proprie realizzazioni, e si cercano le proprie realizzazioni, sapendo che saranno possibili anche grazie al rapporto vissuto, alla ricerca fatta insieme, al fatto di non aver cancellato, non aver distrutto, non aver fatto finta, ma aver vissuto e aver cercato l’interesse per l’altro e la sua realizzazione e aver preteso dall’altro l’interesse per noi e per la nostra realizzazione. Sapendo che separandosi bene si realizza l’immagine del rapporto, di quello che è stato, di quello che siamo stati noi dentro quel rapporto e ci si trasforma da bruchi in farfalle, pronti alle nuove sfide della vita. 

Luigia Lazzaro

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GATTI, PARACADUTI E SEPARAZIONI.
Foto scattata da: Cottonbro
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