CURIOSITY

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Il progresso è l’espressione della curiosità, dell’impegno, dell’ostinazione umana a migliorare la vita.

Come la curiosità umana si stia allontanando dal pianeta Terra

Ci capita spesso di parlare tra di noi e con altri colleghi che svolgono con passione e difficoltà il lavoro di medico in diverse branche.

In tutti i discorsi ad un certo punto la conversazione è andata a toccare i tanti progressi fatti in campo medico negli ultimi dieci anni. Tanti trattamenti che abbiamo studiato durante il corso di laurea sono divenuti obsoleti e altri che all’epoca apparivano quasi fantascientifici sono invece diventati realtà. Cellule staminali, terapie oncologiche mirate, anticorpi monoclonali e protesi stampate in 3D sono solo alcune delle realtà mediche di oggi.

Ci è allora tornato in mente un articolo di alcuni mesi fa pubblicato su questo blog: “il fine della medicina è la fine della medicina” sul tema della prevenzione.

Eppure esiste un problema. Il progredire delle scoperte scientifiche è andato di pari passo con un aumento del diritto di scelta del paziente, ma non con un aumento della conoscenza da parte dei non addetti ai lavori. Eppure la capacità di accettare o rifiutare una cura deve avvenire su basi di accurata conoscenza e consapevolezza.

La pratica del consenso informato ha origini dal processo di Norimberga, quando la sperimentazione umana che avveniva nei campi di concentramento è stata dichiarata crimine contro l’Umanità. Fu opposto un netto rifiuto a quello che i nazisti proponevano come ricerca scientifica e progresso e fu il primo atto per la protezione dei diritti umani.

Oggi assistiamo ad una attenta applicazione ma spesso solo formale della pratica del consenso informato.

Cercare di spiegare accuratamente al paziente rischi e benefici di una terapia tradizionale quando lo Stato, chiudendo ospedali e presidi, pretende che il medico visiti un paziente ogni 20 minuti è già molto complesso. Spiegare una terapia innovativa è ancora più complesso. Ma il nostro lavoro diviene difficilissimo quando una grande fetta di popolazione diffida del medico e si affida a fonti di informazione quanto meno discutibili.

Sarebbe bello poter condividere la passione per la ricerca, il brivido della scoperta, la felicità di sconfiggere finalmente una patologia con tutti, nessuno escluso. Ma negli ultimi anni questo sembra impossibile. Perché?

Ci siamo chieste se il problema non fosse culturale.

Forse nelle scuole i docenti sono concentrati e costretti a finire programmi di istruzione scolastici sempre più ricchi di concetti e nozioni e non riescono invece a trasmettere un metodo per la conoscenza. E questo rende i giovani e i meno giovani impreparati ad una scelta consapevole e responsabile sulla propria salute, e li mette alla ricerca di risposte semplici a realtà complesse.

Il bombardamento di nozioni che avviene a scuola ha spesso l’effetto contrario a quello sperato: schiaccia la curiosità e lascia poco spazio alla speranza che è motore della ricerca e del progresso umano.

A volte abbiamo la sensazione che il progredire dell’umanità in campo scientifico venga tenuto nell’ombra. Da poco, per esempio, è stato finalmente approvato un vaccino per la malaria che salverà milioni di vite in tutto il pianeta eppure nessun giornale ne ha parlato se non con un trafiletto in fondo al quotidiano. Perché le uniche notizie che si pubblicano riguardano malasanità e no vax? Le persone sono davvero così disinteressate a ciò che avviene nel mondo scientifico oppure hanno difficoltà a capirlo, sentendolo lontano?

Sembra che il progresso non sia di tutti e si guardi anzi con diffidenza a ciò che ha realizzato. Forse a volte ci si confonde tra lo sforzo tecnologico per il miglioramento delle condizioni di vita e l’uso delle tecnologie con lo scopo dello sfruttamento delle risorse.

Ma il progresso per come lo intendiamo noi è un prodotto umano, è l’espressione della curiosità, dell’impegno, dell’ostinazione umana a migliorare la vita. Allora seguendo questo filo di pensiero, scegliere consapevolmente di vaccinarsi o meno non sarà più frutto della diffidenza ma un atto di conoscenza responsabile.

Maria Giubettini

Gioia Piazzi

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Foto scattata da: Jenna Hamra
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