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TUTTI GLI UOMINI?

TUTTI GLI UOMINI?

Negli ultimi giorni siamo tutti venuti a conoscenza dei terribili avvenimenti dell’11 Novembre, giorno del decesso di Giulia Cecchettin, la 105esima donna uccisa in Italia in questo 2023. Delle altre 104 se n’è parlato meno, eppure hanno tutte condiviso la stessa sorte. Il caso di Giulia ha fatto particolare scalpore per il mistero dei primi giorni, quando ancora non si era certi della notizia, e per le interviste estremamente lucide rilasciate dalla sorella Elena.

Nell’ultimo mese le parole di Elena Cecchettin sono state commentate da chiunque, comprese innumerevoli testate giornalistiche, e hanno sicuramente scaldato gli animi.

Elena descrive Filippo Turetta come “un figlio sano del patriarcato” ma non tutti sono d’accordo. Questa affermazione va direttamente in contrasto con lo slogan sempre più popolare del “Not all men”, che è nato partendo da una critica sul qualunquismo ma presto degenerato in una semplificazione di dinamiche estremamente complesse.

“Not all men” è immediato: è un chiaro dato di fatto che non tutti i 4 miliardi di uomini presenti a questo mondo sono pazzi possessivi e violenti, anche solo per la semplice improbabilità statistica.

Con “tutti” dobbiamo evidentemente intendere una generale maggioranza, non solo da un punto di vista numerico ma soprattutto per quanto riguarda l’egemonia culturale. Tutti gli uomini (e tutte le donne) hanno ricevuto educazioni estremamente personalizzata sulla base del genere di nascita: educazione che porta gli uomini, di norma, a gestire con più fatica le proprie emozioni e le donne a mostrare una certa passività nei rapporti sociali. Che queste differenze esulino dalla semplice sfera biologica e che dipendano dalle influenze culturali che i singoli interiorizzano è una verità che, al giorno d’oggi, prendiamo come universalmente accettata.

Il motivo scatenante di molti femminicidi è il rifiuto da parte della donna e l’incapacità del partner di gestire il rifiuto se non attraverso quel gesto violento e definitivo che è l’omicidio.

Alla luce di ciò, la frase “not all men” sembra perdere di efficacia descrittiva: sebbene sia ovvio che non tutti gli uomini siano colpevoli di un crimine commesso dal solo Filippo Turetta, tutti gli uomini – e tutte le donne – portano sulle proprie spalle il pesante fardello di quell’educazione sessista che è causa del fenomeno.

Noi tutti, come società, abbiamo l’obbligo morale di interrogarci su quanto del nostro modo di vivere e della nostra personalità si sia plasmato a immagine e somiglianza della sovrastruttura sessista in cui ci siamo formati.

Silvia De Nardis  

Ospitiamo su Papillon l’articolo della redattrice Silvia De Nardis pubblicato su La ZANZARA, giornalino del Liceo scientifico G B Grassi di di Latina, all’interno di un progetto di collaborazione con la redazione.

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