RESISTENZA E’ LIBERTA’

RESISTENZA E’ LIBERTA’

Sono una ladra! Si. Perché rubo dalla vita, dalle persone che incontro, da quello che mi accade tutti i giorni, dall’arte, dalla storia.

Qualche giorno fa ho scelto un testo da far leggere ad un mio paziente che doveva esercitare la memoria; il racconto descriveva la vita e la storia dell’attivista Rosa Parks. La donna, negli anni 50, si è battuta in prima linea per i diritti civili della comunità delle persone di colore. Famosa la vicenda del rifiuto da parte sua di alzarsi dal sedile di un autobus per cedere il posto ad un uomo bianco. Non lo fece perché stanca (cosa di cui venne accusata) ma perché con quel rifiuto andava a rivendicare il sacrosanto diritto di essere considerata un essere umano come tutti gli altri. Era stanca, si!  Affermò: “Non ero stanca fisicamente, non più di quanto non lo fossi di solito alla fine di una giornata di lavoro. Non ero vecchia, anche se molti hanno una immagine di me da vecchia allora. Avevo 42 anni. No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire!”

Venne arrestata a seguito di questo evento, accusata di “condotta impropria”; la sera stessa fu liberata grazie alla cauzione pagata da un avvocato bianco che, come lei, riteneva assurda quella che allora era una legge riconosciuta e rispettata dai più.

Questo mi ha fatto venire alla mente fatti più recenti di persone perseguitate dalla legge, come ad esempio Mimmo Lucano che aveva creato un modello di accoglienza dei migranti per il paese del quale era sindaco; accusato di “aver strumentalizzato il sistema di accoglienza a beneficio della sua immagine politica”.

Penso anche a Carola Rackete alla quale vennero contestati reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e resistenza a navi da guerra.

Queste persone hanno in comune il fatto di esser andati contro la legge, è vero. Ma mi chiedo: le leggi le fanno gli uomini e in ogni aula di tribunale una scritta ci ricorda che questa è uguale per tutti.

Tutto vero fin qui ma se gli uomini possono sbagliare nell’infrangerle è lecito chiedersi se possono sbagliare anche nel formularle?

Tra il 1870 e il 1960, ad esempio, le leggi Jim Crow crearono la segregazione razziale che consisteva nella restrizione dei diritti civili su base razzista. Solo per fare alcuni esempi, queste leggi impedivano alle persone di colore di frequentare luoghi alla presenza dei bianchi e questo valeva per diversi ambienti, come scuole, cinema, ristoranti.

La segregazione razziale nelle scuole fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema nel 1954 e soltanto nel 1964 furono abrogate le restanti leggi Jim Crow. Non parliamo di un passato cosi “passato” a pensarci bene e spesso mi viene da chiedermi quanto ancora certe idee sono rimaste radicate in una certa cultura che discrimina tutt’oggi alcune categorie, in modo più o meno evidente.

Tutto questo per tornare al discorso iniziale che forse a volte non tutte le leggi sono giuste o infallibili. Non sono certamente del mestiere ma nella vita mi pongo sempre le domande quando qualcosa non mi torna profondamente. Come nella faccenda di Lucano e Rackete sopra citate.

Per tornare alla storia della signora Parks che mi ha ispirata anche Martin Luther King si espresse sulla vicenda commentando l’episodio come “l’espressione di una bramosia infinita di dignità umana e libertà…rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future”.

Di M.L. King la bellissima frase che presenta questo blog nella pagina iniziale, accompagnata da una splendida donna nera.

Nel 1999 Bill Clinton consegnò alla Parks una onorificenza e disse: “mettendosi a sedere, si alzò per difendere i diritti di tutti e la dignità dell’America”. Queste parole descrivono bene la differenza tra il movimento del corpo e quello del pensiero.

E’ di questi giorni la volontà della Corte Suprema di rivedere la legge sull’aborto per vietarla in moltissimi paesi e sinceramente mi sembra un pericolosissimo passo indietro nei confronti della libertà della donna. Vedremo cosa accadrà ma sento forte l’esigenza di non restare ferma a guardare.

Ogni volta che mi avventuro lasciando liberi i miei pensieri mi rendo conto che apro la strada a moltissime altre riflessioni. Vi chiederete ad esempio perché una logopedista che finora ha scritto del suo lavoro o comunque di temi inerenti all’ambito della sua professione, si trova oggi ad affrontare temi di altro genere.

Una risposta ho provato a darla io:

Il nostro lavoro è quello che facciamo, il resto, che è il senso del nostro stare al mondo, è dato da quello siamo.

Mi sento libera di scrivere quello che faccio e di farlo esprimendo anche quello che sono. Penso che la libertà, quando non tange gli altri, sia davvero la cosa più importante per la quale lottare. E forse anche le persone di cui vi ho parlato in questo articolo lo hanno pensato.

Forse le ladre come me non rischiano la galera a pensarci bene. Non si rischia affatto a rubare le storie degli altri se queste ci spingono ad essere migliori. O almeno a provarci!

Valeria Verna

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Commenti (6)

  • Cara Valeria, le ladre come te non rischiano alcuna galera! Sono proprio le ladre come te che con il loro pensare e domandarsi fanno cambiare le cose anche quando sembrano immodificabili! Tutto noi dovremmo essere consapevoli che non esistono diritti acquisiti per sempre così come non esistono leggi immodificabili e che la libertà va difesa e protetta sempre, anche quando apparentemente non viene minacciata. Grazie per aver scritto questo articolo!

  • Certe “storie” esistono per essere rubate perché in verità sono regali bellissimi di persone che sanno regalare emozioni! Lo hai fatto anche tu con questo articolo meraviglioso! Sono una ladra anch’io e hai ragione nel dire che con questo “rubare” non si rischia la galera anzi, è una occasione per fare pensieri nuovi.

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Foto scattata da: Anna Nekrashevich
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