LO SCAFANDRO E LA FARFALLA (Le scaphandre et le papillon)

LO SCAFANDRO E LA FARFALLA (Le scaphandre et le papillon)
“Ricordatevi di guardare le stelle, e non i vostri piedi. Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare, e in cui si può riuscire”. Stephen Hawking

L’immaginazione e la memoria sono gli unici mezzi che ho per evadere dal mio scafandro”.

E’ questa frase che mi ha spinto a scrivere qualche riga su un tema difficilissimo ma degno di approfondimento. La pronuncia il protagonista del film “Lo scafandro e la farfalla”, tratto dal romanzo autobiografico di Jean-Dominique Bauby.

La storia ci racconta di un uomo che al risveglio dal coma (causato da un ictus) durato tre settimane non è più in grado di muoversi e comunicare. L’unica possibilità che possiede è quella di controllare lo sbattere della palpebra sinistra.

Affetto da una rarissima sindrome chiamata” Locked-In Syndrome” (chiuso dentro, intrappolato), l’uomo che ha perduto ogni capacità motoria (compreso l’uso della parola), è letteralmente prigioniero del suo corpo. Questa sindrome che causa tetraplegia, lascia intatto e perfettamente funzionante il sistema cognitivo.

Ricoverato in un ospedale specializzato Jean-Dominique, quarantatreenne uomo di successo e nel pieno della sua vita, comincia un percorso riabilitativo e tra queste figure professionali abbiamo quella del Logopedista. Sarà lei a fornire all’uomo un metodo alternativo di comunicazione: la donna legge le lettere dell’alfabeto e quando queste corrispondono a quelle della parola che l’uomo vuol pronunciare, lo stesso chiude l’occhio. Stessa cosa per dire Si o No.

Sono molte le riflessioni che spinge a fare la visione di questo film.

Inizialmente il protagonista, resosi conto della situazione in cui si trova, esprime immediatamente la richiesta di morire.

Successivamente, attraverso la mente di Jean-Dominique, facciamo un intenso viaggio nei suoi ricordi, nella sua vita passata ma anche in una profonda analisi dell’umanità che lo circonda. Scopriamo la sua capacità di ironizzare su una situazione tragica e inaspettatamente ci troviamo davanti alla sua scelta di scrivere un libro raccontando la sua storia.

Ci racconta della pesante armatura che lo tiene imprigionato (lo scafandro) e della farfalla che vola libera (la sua mente).

Ci parla di un mondo interiore in movimento a differenza del suo corpo, terribilmente fermo, immobile.

Da qui altri esempi mi tornano alla mente. Primo su tutti l’astrofisico Stephen Hawking che colpito da una gravissima malattia del motoneurone in età giovanissima (che causa in modo progressivo la stessa sorte), nonostante gli fosse stata data una sentenza di morte a breve distanza dalla diagnosi, continuò la sua vita lavorativa e personale, senza arrendersi mai alla malattia.

Per ritornare al film, il cui titolo originale è “Le scaphandre et le papillon”, mi viene in mente un altro film che ha il nome di questo blog: “Papillon”.

Come descritto nella presentazione del blog, Papillon ci racconta la storia di un uomo che da innocente viene mandato in carcere e passerà tutta la sua vita a cercare la libertà. Inoltre la parola Papillon rimanda all’immagine della farfalla che evoca il pensiero di una trasformazione umana possibile.

Un’altra riflessione giunge prepotente: in quante situazioni ci sentiamo prigionieri, che anche se non possono essere esattamente paragonabili, ci fanno sentire senza via di scampo? A proposito di questo, un amico psicoterapeuta mi ha raccontato una cosa che mi ha colpita molto: una giovane ragazza cresciuta in una casa famiglia, raggiunta la maggiore età aveva ottenuto finalmente anche la tanto desiderata libertà che era convinta le venisse privata dalla situazione nella quale viveva. Una volta uscita dalla struttura che la ospitava la sua affermazione è stata “Ora che potrei fare ciò che voglio, non riesco nemmeno ad uscire di casa!”

Questo esempio ci racconta di quanto a volte quel movimento necessario a vivere bene e sentirsi davvero liberi non ha a che fare con la nostra capacità di muovere il corpo.

Allora quanto conta quel mondo interiore, che troppo spesso non viene preso in considerazione e curato, per essere in grado di far fronte alle varie situazioni davanti le quali la vita ci pone?

Sono davvero molte le cose di cui parlare da vari punti di vista e mentre scrivo una parola mi scorre nella mente “Resistenza”. Cosa significa davvero? A cosa dobbiamo resistere?

La risposta che ho trovato è lontana dai sinonimi frequentemente proposti “sopportazione, tolleranza”. Questo starebbe a significare non avere mai scelta, vorrebbe dire “accettare, subire” qualsiasi cosa senza aver la possibilità di esprimere in merito il proprio pensiero o trovare il modo di ribellarsi.

“Resistere” forse significa avere la capacità di portare avanti le proprie idee ascoltando quel silenzioso mondo interiore che ci consente di restare umani, di vivere anche davanti alle ingiustizie e alle sofferenze.

Il mio lavoro mi porta spesso a confrontarmi con realtà molto simili a quella descritta nella storia di Jean-Dominique e per fortuna ho quasi sempre assistito alla reazione di persone che dopo un evento traumatico hanno avuto la spinta a rimettersi in gioco e a liberarsi del loro pesantissimo scafandro per tornare a volare come farfalle.

Potrei raccontarvi di chi ha deciso di tornare a studiare, chi ha preso il coraggio di dire alla sua ragazza che la ama, chi ha compreso di aver rubato tanto tempo ai propri affetti per colpa del troppo lavoro. Incontro una quantità di esseri umani così diversi tra loro.

La cosa che maggiormente mi viene da dire in conclusione di questo articolo è che la vita umana è rappresentata dalla capacità della nostra mente di continuare a “muoversi” anche qualora il nostro corpo resti irrimediabilmente fermo. Come il protagonista del film ed altri personaggi noti che nonostante la malattia del corpo hanno continuato la loro vita realizzando i propri sogni. Continuando appunto a volare come farfalle.  

Per quanto difficile e delicato, questo tema, ci permette di affermare quindi che la vita umana inizia e finisce con il funzionamento dell’attività mentale.

Valeria Verna

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Commenti (4)

  • Maria Grazia Antonella

    Questo tuo articolo, Valeria, è davvero molto interessante! A mia volta ti suggerisco due storie di cui ho sentito parlare ieri alla radio e che parlano di resistenza e anche di un pizzico di fantasia. Il chitarrista dei Black Sabbath Tony Iommi perse due falangi in un incidente sul lavoro a 17 anni. Dopo un primo periodo di depressione, in cui aveva pensato di abbandonare la chitarra, venne a sapere della storia di un altro musicista, Django Reinhardt, il quale ugualmente in un incidente aveva perso alcune dita, ma che non si era arreso e aveva trovato comunque il modo di continuare a suonare, così come poi, ispirato da questa storia straordinaria, fece Tony Iommi, diventando uno dei più acclamati chitarristi al mondo.
    Segno che quando abbiamo tanta vitalità dentro, gli imprevisti della vita non ci possono fermare, ma sono sempre delle sfide e delle occasioni di crescita!

  • Grazie Maria Grazia per gli ulteriori spunti di riflessione suggeriti. È bello condividere le diverse esperienze e dare voce a questi temi così delicati e importanti.

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LO SCAFANDRO E LA FARFALLA (Le scaphandre et le papillon)
Foto scattata da: Cottonbro
"Ricordatevi di guardare le stelle, e non i vostri piedi. Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare, e in cui si può riuscire". Stephen Hawking
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