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MAMMA MIA!

MAMMA MIA!

“A mia madre dico tutto, con lei mi confido, sa di me ogni cosa. Sì è vero, litighiamo spesso ma poi facciamo pace, altrimenti mi sento in colpa. Con mio padre invece è diverso, è distante e non ho mai avuto un dialogo profondo con lui. Se ho un problema, una difficoltà, ne parlo con mia madre non con mio padre”. 

Sono discorsi che mi sono sentito fare centinaia di volte e penso che risultino familiari a molte persone. Discorsi che nel caso di genitori separati assumono frequenze altissime quasi del 100%.

Mi sono quindi chiesto perché. È poi vero che questi padri sono tutti così freddi e anaffettivi mentre le madri al contrario sono tutte comprensive e attente?

Sicuramente qualcuno ci dirà che è dovuto ad una predisposizione genetica, tanto ormai una predisposizione genetica non si nega a nessuno!

Riavvolgiamo il nastro e ripartiamo dai primi istanti della nostra vita. 

Usciamo dalla tranquillità dell’utero e ci troviamo in un mondo sconosciuto dove la presenza di un essere umano è fondamentale per confermarci la nostra fragile speranza nell’esistenza di un umano al di fuori di noi, impedendoci così di sprofondare nel terrore del nulla. Essere o non essere diceva il grande Shakespeare. Passiamo mesi e mesi in un rapporto pressoché esclusivo con nostra madre, un rapporto profondo, intenso, senza parole né visione nitida. Viviamo una dipendenza assoluta, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico: basta una sua disattenzione, un’assenza anche temporanea, per farci urlare di disperazione. Poi lei ricompare, un’altra poppata e ci si rassicura per un po’. Se tutto va bene, se il rapporto al seno non è soltanto latte materiale ma è soprattutto amore, attenzione, interesse e desiderio, quella che era una fragile speranza diventa una certezza che fa realizzare sempre di più l’identità del bambino. Ed arriviamo così allo svezzamento, periodo cruciale dello sviluppo umano. Adesso il bambino parla e cammina, ha certezza di sé, ed è a questo punto che il rapporto con la madre cessa di essere pressoché esclusivo ed il rapporto col padre diventa altrettanto importante e significativo. Adesso l’altro non è più indispensabile per calmare il terrore del nulla ma il rapporto è sempre più dettato da un’esigenza di conoscenza, nel senso più ampio del termine. 

Ma se lo svezzamento non riesce bene – per una serie di motivi che sarebbe lungo elencare – nei momenti difficili, di separazione, quest’angoscia riaffiora perché riemerge quell’antica paura di precipitare nel vuoto. Ed è qui che ritorna il bisogno della mamma, a prescindere se sia bella o brutta, intelligente o stupida, affettiva o fredda.

Tutto questo produce inevitabilmente una dipendenza che non si risolve mai e quindi genera spesso rabbia ma non consente la separazione. Nel fondo rimane sempre quel bisogno di sicurezza che non si riesce a trovare dentro di sé. E non è vero che di mamma ce n’è una sola, perché ci possono essere altre figure che gestiscono queste angosce profonde e che in cambio della sicurezza pretendono una dipendenza senza fine. Ci sono infatti varie “mamme” sparse per il mondo, che di volta in volta possono essere moglie, marito, compagno, compagna, amici o anche quelle comunità autoreferenziali che barattano il riparo e la protezione da quelle angosce con l’appartenenza a questa o quella ideologia.

E guai a cercare di venirne fuori perché poi emerge l’angoscia del tradimento e i sensi di colpa sono terribili. Frequentissimi questi sogni – e non soltanto sogni – in cui solo perché ci si è sentiti attratti da un bel ragazzo o da una bella ragazza, ci si sente poi ingrati, sporchi e cattivi per aver tradito la mamma di turno. Sovente gli attacchi di panico nascono da queste situazioni. 

Altre mamme ancora sono i cosiddetti psicoterapeuti che rassicurano, danno consigli e sostegno ai pazienti. La pausa estiva in psicoterapia è uno di quei momenti in cui si cimentano le capacità di separazione e credo che una pausa lunga sia necessaria per sgombrare il campo da quella che potrebbe essere un’idea patologica della psicoterapia, che non è mai assistenza o sostegno, non gestisce quelle paure ma dà risposte atte a trovare una realizzazione di sé sempre maggiore.

Con il padre è diverso, con lui il rapporto non si lega ad angosce precoci ed è pertanto molto più facile vederlo per quello che è e, se il caso, rifiutarlo e separarsene. Molte volte accade invece che se si superano quelle angosce precoci e si viene quindi fuori da quell’alleanza micidiale con la madre, si recupera un buon rapporto col padre o almeno con l’immagine del padre e riemergono bei ricordi di rapporto con lui che erano stati completamente cancellati. Allo stesso tempo il rapporto con la madre diventa più reale, come ci racconta Ilaria nel suo bellissimo articolo.

Ho accennato a temi importanti, che meriterebbero ben altri approfondimenti. 

Ma dato che l’estate è ancora lunga e l’eccessivo rilassamento può causare danni psicologici 😐, lascio alcuni pensieri buttati lì a caso:

saper dimenticare senza annullare, essere liberi senza tradire, saper parlare senza ripetere, saper pensare senza ricordare, saper ascoltare senza imparare, saper amare senza possedere, saper reggere la solitudine senza perdere la speranza…

Marco Michelini

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Foto scattata da: Unzzy
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