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LA GUERRA COME UN TANGO

LA GUERRA COME UN TANGO

Come ci si sente a venire calpestati da qualcuno più potente di te e non poter fare nulla a riguardo?

Ormai siamo arrivati alla fine di questo anno scolastico e con esso, anche alla fine del progetto Papillon, scrivere su un blog , che ci ha tenuto compagnia da settembre  ad oggi. E’ stato bello lavorare insieme e quindi, ora che sta arrivando il momento di salutarci per l’estate, abbiamo riflettuto a lungo su cosa scrivere, perché Papillon è qualcosa a cui noi tutti teniamo molto e volevamo finire “in bellezza”!

Impresa a dir poco ardua riuscire a mettere d’accordo otto di noi, ma, in fondo, il senso di questo progetto è proprio quello di provare a condividere, “trovare la quadra” tutti insieme.  Alla fine, la notizia del recente compleanno del cantante Tananai ci ha aperto la strada. Tananai è uno dei giovani cantanti emergenti in questi ultimi anni che, all’ultimo festival di Sanremo ha presentato la canzone Tango, divenuta immediatamente popolarissima. E’ una canzone decisamente pop ma, secondo noi, affronta in modo veramente particolare il tema della guerra in Ucraina….

La guerra? Eh sì, perché la guerra, che sembra ormai essersi “normalizzata” all’interno della comunicazione dei media o tra le persone, in realtà esiste e continua a generare morte e sofferenza e insomma, non è strano che se ne parli così poco? 
Siamo abituati a sentir parlare solamente di chi, in guerra, agisce da burattinaio, ma non ci interessiamo mai, o veramente poco, dei “burattini”, ossia di chi la guerra la subisce. Chi sono? Come vivono? Cosa provano?

Ecco, allora, che ascoltando Tango, per preparare un compito in classe ( una volta tanto una verifica fica!), ci siamo detti  che sì, sembra una canzone “leggera”, senza troppi significati nascosti, ma analizzandola e vedendo anche il video  in realtà racconta una storia ben più complessa. E’ la tenerissima storia d’amore di una coppia ucraina che viene travolta dalla guerra. La loro vita, prima fatta di piccoli gesti, canzoni, incontri così simili a quelli di tutti i giovani innamorati diventa una storia “tra le palazzine a fuoco”…

E allora tutto diventa doloroso e difficile: la distanza, i ricordi, la nostalgia. “Tu, fammi tornare alla notte che ti ho conosciuta, così non ti offro da bere e non ti ho conosciuta” .L’amore tra i due ragazzi, però, è  forte e diventa l’unico legame con la vita quotidiana che il protagonista maschile, divenuto soldato,  conserva gelosamente. Lui cioè si porta dentro l’immagine della donna amata e questo gli consente di resistere agli orrori che vede e vive. Ma chissà perché Dio ci pesta come un tango…come può accadere che qualcuno decida per la guerra, che possa distruggere in un momento l’esistenza di due, dieci, mille innamorati e che qualcun altro debba essere schiacciato senza avere la possibilità di farlo smettere?

“È meglio che non rimani qui, Io tornerò un lunedì. Ma non è mai lunedì”. Sembrava dovesse finire presto questa guerra ,una questione di poche settimane.  Il giovane soldato sarebbe tornato lunedì… alla fine lui non è ancora tornato e quindi quel lunedì è come se non arrivasse mai, mentre lei continua ad aspettarlo. un’attesa interminabile che potrà durare mesi, forse anni… ma alla quale nessuno dei due è in grado di rinunciare, perché questa attesa è come un tango che mentre lo balli ti stanca ma non riesci a fermarlo prima che finisca la musica. E’ proprio questa, infatti,  l’immagine bella della canzone, l’idea che c’è una possibilità di resistenza anche nelle situazioni peggiori  e che questa possibilità significa restare umani, proteggere la propria affettività.

Con questa immagine allora vogliamo chiudere il progetto di quest’anno, salutando tutti i lettori e gli operatori del blog, nella speranza  che il “lunedì” per il popolo Ucraino arrivi il prima possibile.

Giulia Alonzo

Beatrice Arca

Sara Clemente

Gianmarco Franzini

Melissa Lodato

Davide Mascari

Sofia Schievano

Maria Vittoria Straface

(Classe 2^I, Liceo Scientifico G.B. Grassi di Latina)

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